“The reader” e “Die welle”. Di questi film, che hanno entrambi a che fare in modo più o meno diretto con il periodo nazista e l'Olocausto ebraico, credo mi abbia colpito soprattutto il nichilismo che ne trapela, e che non riesco a non condividere (spero sinceramente di essere in qualche modo contraddetta). Soprattutto per quanto riguarda l'idea di scelta e di responsabilità, che vengono svuotate della consapevolezza cui in genere vengono associate.
In “Die welle” (di cui c'è una bella recensione qui che condivido in pieno) la potente Onda travolge un gruppo di adolescenti della Germania bene, tutti convinti – a parole – che una dittatura simile a quella nazista non potrebbe mai attecchire nella nostra società. Coinvolti da un professore fuori dagli schemi a partecipare a un curioso esperimento sociologico, creeranno l'”Onda”, un vero e proprio movimento con gerarchie, comportamento militare, uniformi, loghi e saluto. Non è più un semplice gruppo studentesco: facendo leva sulla crisi di valori e soprattutto sulla totale frammentazione del tessuto sociale in cui vivono questi giovani, attiva tutti i meccanismi più inconsci di identificazione collettiva. Per questi ragazzi, soprattutto quelli dall'identità più fragile, l'Onda diventa un collante che li fa sentire uniti, importanti, utili; per la prima volta nella loro vita c'è qualcosa in cui credere! Ma la situazione ben presto degenera e anche il professore perde totalmente il controllo del suo esperimento, perché il meccanismo che rende forte l'Onda al suo interno si riproduce rovesciato all'esterno: il diverso, quello che non vuole sottomettersi alle logiche omologanti del gruppo, viene discriminato e messo a tacere, sempre più violentemente, fino all'incredibile epilogo finale. Un discorso del professore (intenzionato a porre fine a tutto) attiva consapevolmente tutte le logiche di identificazione collettiva e quindi di controllo della massa, fino ad assomigliare ad un comizio dittatoriale. La cosa inquietante, di cui discutevamo io e il Kansch, è che le “voci fuori dal coro” del film (l'alternativa Mona e Karo) rifiutano inizialmente di aderire all'Onda non tanto perché sono consapevoli della gravità delle conseguenze che può produrre, ma per motivi di ben altra natura, più personali che razionali: in Karo, ad esempio, l'antipatia verso l'Onda è dovuta al fatto che ha indebolito il suo controllo sul fidanzato, che vi ha aderito in modo entusiasta, trovandoci una famiglia che lui non ha mai avuto.
Qui sta il problema. Prima di scegliere troppo spesso il soggetto in realtà non ha le informazioni necessarie e complete che gli possono permettere di fare una scelta razionale. Che cosa succede in questi casi? La scelta diventa la conseguenza di fattori irrazionali, di “scorciatoie cognitive” come le chiamano gli psicologi sociali, su cui fa benissimo leva la persuasione di un'eventuale potere forte. Anche questo è il caso di Hanna Schmidt di “The Reader”, operaia alla Siemens che da un momento all'altro diventa guardia in un campo di concentramento. Perché l'ha fatto? “Cercavano delle sorveglianti. Io mi sono presentata e ho preso il posto” è questa la sua disarmante risposta. Ci si immagina aguzzini, il Male assoluto. Ci si trova di fronte a “impiegate del massacro” che se all'inizio probabilmente non sapevano che cosa esattamente avrebbero dovuto fare, in seguito non si sentiranno molto più colpevoli: obbedivano agli ordini. Al processo in cui nel dopoguerra sarà imputata insieme ad altre 5 sorveglianti per l'omicidio di 300 ebrei, bruciati vivi per colpa di un incendio accidentale in una chiesa in cui erano stati rinchiusi, non avrà esitazioni: “Non potevamo liberarli. Non era lecito. Noi eravamo le sorveglianti, ne eravamo responsabili. Se li avessimo lasciati andare, sarebbe stato il caos. Lei (rivolta al giudice, ndr) che cosa avrebbe fatto? Qual è stato il mio errore, andarmene dalla Siemens?”.
Ad assistere al processo, tra gli altri, c'è anche lo studente di giurisprudenza con cui, otto anni prima (lui aveva solo 15 anni), Hanna aveva avuto una relazione. “La società crede di agire in base alla morale, in realtà agisce in base ad una cosa diversa, la legge”; “Che cos'è questo processo? Delle migliaia di sorveglianti che ci sono state durante la guerra, solo sei sono state portate in tribunale perché accusate del massacro da una sopravvissuta che ha scritto un libro” - sono le significative frasi rispettivamente di un professore e di un compagno di seminario di Michael. E alla fine del processo,le compagne di Hanna saranno condannate a 4 anni di carcere, Hanna sarà condannata all'ergastolo, perché accusata di essere la loro responsabile. Nel film, oltre al segreto inconfessato che è il cuore della vicenda (Hanna è analfabeta, e faceva leggere a voce alta libri a Michael così come alle prigioniere durante la guerra), c'è l'idea del nulla che dicevo prima: “Che cosa ha imparato?” chiede Michael ad Hanna dopo 20 anni di carcere, così come alla sopravvissuta al lager. Ma non c'è risposta. L'orrore non è didascalico. E la colpa, in Hanna, si farà strada solo alla fine, tramite Michael.