E' stato terribile. Volevo scrivere di tutt'altro. Volevo indignarmi per l'inchiesta sulla Shock Economy di Naomi Klein (che voglio leggere). Volevo parlare di quanto mi stia piacendo No Logo (che sto leggendo). Poi sono capitata qui, e in uno speciale sulla globalizzazione, sotto a due recensioni di No Logo, ho visto che si potevano scaricare "no loghi per il cellulare". Esatto: il logo di "No Logo", per il seattliano convinto, indispensabile prima di partire per Genova (era prima del G8). E' stato terribile.La stessa copertina di No Logo è un logo accattivante, nato per piacere. Nasce come antidoto al logo, ma finisce sotto la stessa logica commerciale. Sono tutti loghi, che combattono altri loghi. Niente e nessuno può restarne fuori.







Eddai. Sdrammatizziamo per una volta. Chissà cosa voleva dire l'anonimo autore di questa mini-vignetta quando sui banchi dell'aula 4 di via Conservatorio l'ha disegnata, scrivendoci vicino "Meno Papa più asciugamani". Francamente sono rimasta delusa dalle polemiche che si sono susseguite in questi giorni. Per quanto mi riguarda, Benedetto XVI poteva pure venire a fare il suo discorso alla Sapienza (anzi, sarebbe stato molto meglio per tutti se l'avesse fatto, vista la disgustosa situazione che è venuta fuori). Ma il discorso è un altro. Il discorso è che nessuno glielo ha impedito: rinunciando, di fatto ha dimostrato ancora una volta un atteggiamento intellettualmente autoritario: se vengo a parlare io non mi dovete contestare. E per quale motivo, carissimo, se dici di venire in veste "laica" di studioso? E capita spessissimo che all'inaugurazione di un anno accademico ci siano contestazioni? Mussi e Veltroni sono stati ben contestati alla fine, da quei quattro gatti che c'erano. In più, una cosa del genere non sarebbe mai successa con Giovanni Paolo II. Quest'uomo sarà pure un raffinatissimo intellettuale, ma non ha la minima capacità di dialogare con l'opinione pubblica e con i media.

Non ci sei più. Davvero. Quando vieni inghiottito dalle porte della metro, ti sfido a dimostrare di esistere. Quando anche l'ultimo è saltato sul vagone, hai attraversato uno star-gate. Rimane un corpo unico fatto occhi bassi, labbra corrucciate, sospiri frettolosi, giacche tirate e borse abbracciate. Sguardi ansiosi, diffidenti o rassegnati, anche se ti guardano non ti vedono: e anche tu riesci a vedere solo il te stesso che ti aspetta alla fermata, già pronto in attesa. Ma c'è chi non può scendere. C'è chi nel non-luogo della metro ha trovato la sua tana, il suo oscuro e umido rifugio di note. E così suona il violino o la chitarra, e ti sorride. Meglio: lui sorride a quello che crede tu sia. A volte può capitare che anche tu riesca a vederlo: ma non è lui quello che vedi, è un fantasma di convenzioni sociali. Perché lui è il rumeno, lo zingaro, il povero, il ladro, il disoccupato fannullone. Non è un musicista dell'orchestra nazionale ucraina. Scappato dal suo paese per motivi politici. Non può essere, perché sarebbe chiaramente inaccettabile.
Nostalgia. Erano 4 anni fa, primavera del 2004. Serata saltata con quelli di Cabiaglio, anche lieve incazzatura. E così siamo finite, 5 donne in un pub, senza pensieri che non fossero starsene tra loro, divertirsi, bere qualcosa, farsi un giro a Luino. Serata finita a conoscere due pazzi semi-ubriachi, uno showman e un timido. Divertente. Proposta di prammatica: vi portiamo a casa noi. Risposta di prammatica: no grazie, abbiamo il passaggio. Che poi ci han dovuto portare a casa davvero, perché il padre di V., che doveva passarci a prendere - non parliamo di macchina ai tempi, tra l'altro avevo appena preso la patente - si era addormentato. E i due han pure dovuto fare due macchine. Chi l'avrebbe detto che lo showman avrebbe avuto una storia con una di noi, la più improbabile, e l'altro - dopo varie vicissitudini - sarebbe diventato un amico da vacanze (vedi Roseto degli Abruzzi this year).