lunedì, 31 marzo 2008
fuocoTanto per continuare sulle faide in Valcuvia. Venerdì notte hanno dato fuoco nel bel mezzo del parcheggio del Comune di C. alla macchina di un marocchino spacciatore. Oddio, macchina: in realtà è una "cinquantina" perché al tizio avevano pure ritirato la patente. Sbagliando, ho subito pensato male, ma chi dico io è ancora ai Miogni per aver coltivato impunemente qualche piantina. Naturalmente il mio amico che me l'ha detto ieri sera raccontava la storia ridendo a crepapelle: si sono accorti della cosa tornando a casa da un locale ubriachi, e sgommando sono stati fermati da un vigile del fuoco che era lì per l'incendio. Tempo fa, per dispetto a questo qui qualcuno aveva sgonfiato le gomme... credo che trastullarsi con le macchine sia un topos di C., visto che tempo fa i ggiovani del paese si divertivano con una macchina abbandonata da mesi sul parcheggione, distruggendola, ma un pezzo per volta.
Nel frattempo, stasera mio "cognato" ci porta a casa da Varese e ci racconta che un suo ex compagno di scuola è stato arrestato giusto oggi perché insieme ad amici suoi aveva mandato in coma a furia di botte di gruppo un tossicodipendente che li aveva infastiditi. Per la par condicio, però, questo succede nel Luinese.
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domenica, 23 marzo 2008
Sorrisi

ec.caffarel-eggs-755572Dopo sei ore a sorridere e offrire cioccolatini alla gente in una pasticceria, è già diventata da un po' il tuo salotto. Ne hai potuta osservare di gente, ad alcuni ti sei quasi affezionata. Oggi ho fatto la promoter per il Marco della C., la ditta al cui stand ero ad Eurochocolate, ero alla pasticceria B. di Biumo. Quando ti avvicini sorridendo a una persona scopri che la gente si divide in tre categorie: quelli a cui non sembra vero che qualcuno gli sorrida, sono contentissimi e ti risorridono con entusiasmo; quelli che, forse perché molto timidi, restano imbarazzati e quasi si sottraggono; e naturalmente quelli che davanti a un sorriso sentono puzza di bruciato e hanno lo stesso atteggiamento no-non-voglio-niente-vu-cumprà.

Poi ci sono i personaggi. Fantastico il trio di vecchiette che ha passato buona parte del pomeriggio ad un tavolino: l'Ernestina, che mi stava mangiando il cioccolatino con la stagnola, e ride sempre, perché "quando si è da soli..."; la sciura con sempre in braccio la bassottina con il cappottino rosso; la più giovane e trasgressive, che si legge tutta la Prealpa anche le pagine dello sport e "io a me mi piace fumare dopo il caffé". Tante famigliole, facce rilassate e bimbi bellissimi... a un certo punto ce n'era uno che fissava un altro sorridendo estasiato. Attaccabottoni a gogo, ma marpioni zero fortunatamente. Poi il "promoter degli imbecilli", l'idiota che dopo aver criticato dei tizi slavi perché si bevevano la birra dopo il caffé esce dicendo ad alta voce che "ormai siamo invasi è un'invasione".

Incontri

IncontriCasuali e commoventi. A un certo punto entra la mia vecchia prof. di lettere in V ginnasio, la E. Una donnina bassissima, sempre male in arnese, zitella e molto sola. Una tra le donne più intelligenti e colte che abbia mai conosciuto, con una stima di sé quasi inesistente, si presentava in aula grigia, con queste gonne da nonna, collant e gambe pelose e ci parlava delle sue gite a Milano all'Ambrosiana, lei non aveva paura a prendere il treno di sera perché tanto "ho le mie difese naturali". Mi adorava. Ho dovuto salutarla tre volte prima che si accorgesse di me, ed è stata contentissima di attaccar bottone, è un periodo difficile per lei, tra la mamma vecchissima e le sorelle, credo zitelle anche loro; e a scuola ce l'hanno sempre avuta con lei, lei che ha un metodo tutto suo, alcune mamme si erano coalizzate per cacciarla via. Alla fine, si è segnata il mio numero di cellulare e l'e-mail su un biglietto dell'AVT, e correndo via mi ha fatto scivolare in mano come regalo una scatolina decorata, l'avrà presa lì alla pasticceria dove ci sono i gadget. Mi è venuto da piangere. Povera donna. Sarebbe stata felice se io le avessi proposto di portarla gratis qualche sera al Teatro di Varese, mi ricordo quando andavamo tutti col pullmann a vedere Sofocle al Piccolo. Ma adesso non posso più farlo.

E poi, la Maddalena. Questa signora sui cinquanta che era passata già di mattina e si vedeva che aveva voglia di attaccar discorso. Quando è ritornata, alla sera, in pausa dopo una giornata di pulizie in una pizzeria - finiva alle 21 - ci siamo messe a chiacchierare e si è presentata. E quando le ho detto come mi chiamavo ha detto che era un segno del destino: anche sua figlia - con cui, mi pare di capire, non ha quasi più rapporti - si chiama così, e in tanti anni non ha mai incontrato nessuno che avesse il suo stesso nome. Così, ha voluto regalarmi una cosa. Lo sapevo già prima che la tirasse fuori dallo zaino che era un'immaginetta. L'immaginetta della Madonna dell'Immacolata, che lei dice di aver sognato così com'è 13 anni fa, prima ancora di vederla da qualche parte, e che secondo lei aveva salvato suo figlio da incidenti stradali mortali; una delle poche copie distribuite da Claudia Koll durante la "testimonianza" (?). Ovviamente sono riuscita a fermare la mia stupida lingua prima che iniziasse a dire automaticamente "No grazie signora, io non sono cred...". Per lei era importante, molto.

La Varese che muore

marco__Tre ore di pausa. E prima di andarmi a mangiare un panino faccio un giro in corso Matteotti, era un po' che non ci passavo. Così, per caso, mi trovo davanti a un cartello fuori da Marco's, che mi parla di sconti del 50% sui libri fino al 22 marzo, cioè oggi: ULTIMO GIORNO DI APERTURA. Allora era vero. Era tutto vero. Siamo alla terza libreria di Varese che muore. Veroni chiude, Pontiggia diventa Feltrinelli, Marco's getta la spugna. Entro e nonostante tutto - e nonostante la solita spaventosa quantità di libri che ho in sospeso - mi compro scontati "Il corpo sa tutto" di Banana Yoshimoto e "Il mio paese inventato" di Isabel Allende. Vado a pagare, e l'aria mesta del titolare non fa che alimentare le mie cupe prospettive. Gli chiedo perché. Mi fa: "Per il rinnovo dell'affitto ci hanno chiesto un aumento... la cifra è esagerata, non ce la facciamo con i margini di vendita che abbiamo". Farfuglio un "Mi dispiace". Insieme ai libri, mi regalano questa tavoletta di cioccolato: "per 33 anni ci avete avuto nel cuore. Grazie. M'arco". Struggente, mi si stringe il cuore.
Poi ho appurato chi fosse di turno e l'ho segnalato alla zia A.T., che ha scritto questo bell'articolo. Che tristezza. Possono fare tutte le notti bianche che vogliono: Varese è un morto che cammina. Ancora per poco. Ma con vestiti firmati addosso.
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venerdì, 21 marzo 2008

In arrivo un evento di potente richiamo per gli allegri cittadini di Rancio Valcuvia. Non sembra, ma anche per noi è campagna elettorale (del resto, galoppiamo verso i mille abitanti...). Chi viene? La Santanché, ovviamente. Voci (non posso dire di corridoio... diciamo di stalla) sussurrano che il comizio avrà luogo la serata di giovedì, presso i capannoni dalle parti del Verga. La vicinanza con il quartier generale di Movim Lib è quantomeno sospetta.
A parte questo, lo sanno tutti che l'anima del rancese è nera che più nera non si può. Alle elezioni provinciali ero lì a fare lo scrutinio e non avete idea della quantità di voti per lo zio P. di Luino che c'erano... pochissimi rossi, e ben nascosti, verdi meno della media della provincia, ma vedeste quanti neri...

E' così da sempre. Non è un caso forse che nel '43 fosse a Rancio la sede del comando tedesco, in Comune c'era il tribunale dove facevano gli interrogatori e gli episodi di tortura non si contano. Quando facevo le elementari per i bambini c'era lo spauracchio delle cantine. Durante i giorni della Battaglia di san Martino per rappresaglia avevano anche rastrellato decine di paesani e li avevano rinchiusi in chiesa, come in una specie di campo di concentramento. Mi torna ancora in mente mia nonna che mi diceva che si erano salvati solo per l'eroismo del prete di allora, don Luigi Malcotti, a cui hanno poi dedicato la piazza.

Poi, c'è poco da illudersi, colore per colore. Cosa per me impossibile, tra l'altro. Io sono apolide di natura, in tutti i sensi, figuriamoci in questo. Del resto, provengo da famiglia a dir poco lacerata politicamente, come tante, visto che durante la guerra nel ramo valtellinese riuscivano ad esserci un fascio duro e puro e un partigiano, lo zio G. Lo zio G. che era idealista come pochi tant'è vero che quando ha capito in che razza di gruppo di compagni (più che compagni erano delinquenti comuni) era andato a cacciarsi si è affrettato a prenderne le distanze e levare le tende. Un giorno, visto che lui era uno piuttosto in vista, hanno portato sua sorella (mia nonna) in visita al loro campo. E per "compiacerla", o fare i fighi davanti al capo, hanno preso un ragazzetto camicia nera che avevano lì... e compiaciuti l'hanno messo sulla "sedia elettrica" artigianale che si erano preparati per i prigionieri. Ogni tanto, gli davano una scossa. Divertente, vero?
Si sarà divertito molto anche il cugino luinese che era stato pestato a sangue dai fasci perché non aveva fatto il saluto. Perché non l'aveva fatto? Era un ribelle sovversivo? No. Aveva le mani occupate perché stava trasportando una pila di libri.

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categoria:attualitĂ , valcuvia
sabato, 15 marzo 2008
vecchiaia2Visto che in uni faccio un part-time dalle 8 alle 13, devo prendere gli autobus che prendono gli studenti che vanno a scuola... E così ascolto frasi ed espressioni che non sento più da anni. E' segno che sono vecchia. Il peggio è venuto l'altro giorno quando alla fermata di Rancio del Ronchetto sono salite due ragazze, una bionda tinta sui sedici, l'altra con lo zaino della Eastpak e le All Star, sui quattordici. Sono le sorelle di una mia compagna delle elementari. La prima me la ricordo piccola piccola col caschetto. L'ultima volta che avevo visto la seconda, pesava circa quattro chili, e sua mamma me l'aveva messa in braccio in una coperta leggera, un'estate.



Reloading...

- ci facciamo e basta
- siete insieme? non lo so... ci facciamo da due settimane
- oggi ho la guida
- domani bigiamo?
- ma in storia spiega o interroga?
- gliel'ha chiesto... lei ha risposto che è carino ma non lo sa
- gli ho fatto uno squillo ieri pomeriggio ma non mi risponde...
- mi ha sgamato ai giardini
- ma tu oggi fai fisica?
- ci troviamo al caffé varese che facciamo colazione
- andiamo alle giostre alla schiranna... c'è il figo del tappeto volante
- è lei? sì è quella che mi sono fatto al picasso
- mi piaci
- vengo a casa tua per le tre
- ieri sera abbiamo messaggiato

Alcune le ho sentite in questo periodo, altre mi sono venute in mente dai miei tempi. E per finire... il top, sentito anni fa da un ragazzino che sarà stato im prima media massimo. Una mia amica gli chiede: «Ma tu sai cosa vuol dire limonare? lui: «Sì, è quando le lingue fanno braccio di ferro...». Qualche giorno dopo: «Come va con la tipa?». Lui, tristemente plateale: «Mi sono mollato...». Chissà che fine ha fatto. Era, sicuramente, un ragazzino molto sveglio.
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mercoledì, 12 marzo 2008
journal... con un sole bellissimo (io sono gravemente metereopatica), e Sandro dell'edicola di piazza Repubblica - che da quando lavoro in uni è il mio edicolante di fiducia, oltre ad essere fuori come un balcone - che mi fa la dedica sul Corriere :-) che carino, me ne sono accorta solo dopo, domani lo ringrazio...
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martedì, 11 marzo 2008
robertoCiao gente, ne approfitto per fare un po' di pubblicità: venerdì 14 marzo, alle 22.30 al locale "All'una e trentacinque" di Cantù ci sarà il concerto di Roberto Durkovich e della sua mitica band tzigana (quella che ero andata a sentire al mitico circolino di Biumo, leggi qui).

Io non ci sarò, sarò a vedere i cortometraggi fatti da persone cattive... Cmq visto che mi siete simpatici ho scritto questo e un giorno che ho tempo chissà mai che ci scappi un'intervista con tante belle foto...
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categoria:musica
sabato, 08 marzo 2008


Il video sopra è stato tratto da VareseNews.

*
zetkinL'8 marzo 1907 Clara Zetkin (vedi foto sotto) organizza con Rosa Luxemburg la prima conferenza internazionale della donna.

* «La Triangle Shirtwaist Factory era un'industria tessile che occupava un grattacielo in pieno centro a Manhattan sfruttando circa 500 immigrate in gran parte italiane o dell'Est europeo. I ritmi di lavoro erano bestiali: turni fino a 14 ore consecutive, un orario settimanale che andava da 60 a 72 ore a cucire vestiti, per una paga che non superava un dollaro e mezzo a settimana. Le operaie diedero vita a più scioperi di protesta contro le condizioni di lavoro: nel 1909 proprio dalla Triangle ne partì uno talmente vasto da essere ricordato come la Rivolta delle Ventimila. Il 25 marzo (non l'8, come talora si legge) del 1911 un incendio, causato dalla totale mancanza di misure di sicurezza, scoppiò all'ottavo piano del palazzo, e si estese a quello sovrastante. Delle due uscite, una, una scala esterna, collassò subito sotto il peso della gente in fuga, l'altra era stata sbarrata per impedire che le operaie si prendessero pause non autorizzate e per tener fuori sindacalisti e altri soggetti sgraditi. Morirono in 146, quasi tutte donne, spesso lanciandosi dalle finestre, proprio come le vittime dell'11 settembre. I padroni della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, che erano fuggiti sul tetto e sopravvissero, furono assolti nel giudizio penale da ogni accusa, ma persero poi una causa civile intentata dai sindacati.» (tratto da Festa della donna, oltre le mimose, di basileus)

* Sempre l’8 marzo, la SDL Intercategoriale ha esteso l’invito a tutte le donne, nell'anno della sicurezza sul lavoro, a partecipare alla manifestazione volta a ricordare le sei ragazze, vittime della strage di Arquata del 14 febbraio 1977. Le ragazze, tutte operaie della fabbrica Cam Toys tornavano a casa dopo una giornata di lavoro, il pulmino che le trasportava in una curva pericolosa non è riuscito ad evitare l'impatto con un autocarro dove alcuni uomini stavano sistemando dei tronchi. Il pulmino quella sera trasportava sedici passeggeri , benchè il mezzo non potesse trasportarne più di nove. I famigliari dopo 31 anni aspettano ancora i risarcimenti.

* nologoTratto da No Logo, Naomi Klein. La vicenda è ambientata a Cavite, la più grande zona franca di esportazione delle Filippine (una zona franca è un microcosmo economico non soggetto a tassazione e totalmente precluso alle amministrazioni locali e provinciali: un minuscolo stato autoritario all'interno di una democrazia, dove a dettare legge sono le multinazionali. Leggi l'intero capitolo qui):

«A Cavite non si può parlare di straordinari senza che il discorso cada su Carmelita Alonzo, un’operaia che, a quanto raccontano i colleghi, è morta di "superlavoro". Era una cucitrice della fabbrica V.T. Fashion, che confeziona capi per Gap, Liz Claiborne e altri marchi. Morì dopo una lunga serie di straordinari notturni durante una stagione lavorativa particolarmente intensa. "C’erano da approntare i prodotti per una grossa spedizione e nessuno poteva andare a casa" ricorda Josie, una collega di Carmelita. "A febbraio dovemmo fare i turni di notte per un’intera settimana."

Oltre a lavorare fino a notte fonda, Carmelita doveva farsi un viaggio di oltre due ore per tornare a casa. Essendo malata ai polmoni - la pleurite è una malattia comune nelle fabbriche, che sono torride di giorno ma insopportabilmente umide la notte - chiese al suo capo di concederle la sosta per riposarsi, ma il permesso le fu negato. Alla fine Carmelita venne ricoverata in ospedale, dove morì l’8 marzo 1997, nell’anniversario della festa delle donne.

(...)
Le donne in gravidanza sono costrette a lavorare nei turni di notte o a sobbarcarsi lunghi periodi di straordinari non pagati e  lavori fisicamente faticosi. Inoltre vengono loro rifiutati i permessi per andare dal medico: una prassi che è causa di molti aborti spontanei sui luoghi di lavoro.»

Leggi lo speciale della Cgil sui diritti delle donne

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categoria:lavoro
mercoledì, 05 marzo 2008

H54376





Inizia il conto alla rovescia. Tra poche ore, il 6 marzo, nasce quella che insieme alla Radman e all' A.T. fa parte della mia triade di donne-mito. Un abbraccio affettuoso, e tantissimissimi auguri alla Mari!!!

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