lunedì, 29 settembre 2008

image_cropped(9)Un viaggio va vissuto, non raccontato. C'è che dice il contrario, come lo zio Gabo, «La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla» (Memoria delle mie puttane tristi). Quando racconto mi accorgo in modo quasi fisico dei frammenti di bellezza che vanno persi, in parte perché è normale che vadano persi in parte perché a me non piace moltissimo raccontare, a dire la verità preferisco tenermi strette le mie storie. Mi è sempre piaciuto però sbirciare nei diari di bordo on line delle altre persone, e a dire la verità spesso si hanno degli spunti utilissimi... così scrivo anch'io sul bellissimo viaggio che portò me e il consueto oscuro individuo della Valcuvia da Parigi ad Amsterdam, tra il 12 e il 22 settembre...

Parigi

Arriviamo a Parigi Gare Lyon la mattina del 13 dopo un'allegra nottata in Eurostar, in cuccetta a dormire con svariati individui. Colazione e viaggio verso l'
Hotel Nation, una delle sette meraviglie del mondo nonché stella polare nelle conversazioni del vaiggio. L'Hotel era in una bellissima posizione, nel cuore di una Montmartre dove una notte d'albergo in doppia costa in media 80 euro. Qui ne costava 25: I love bettola. Esterno molto mediocre. Prevedibile, e anzi cercato (pur di spender poco non ci si formalizza).

Ma l'impossibile si compie entrandovi: alla reception veniamo accolti da un tale che ci dà le chiavi della camera intanto che dietro di lui un tizio più o meno malfermo su una scala sta rattoppando il soffitto da cui cadono pezzi di intonaco con delle assi di legno. Saliamo quattro piani per una scala a chiocciola incredibilmente stretta e ogni piano ci riserva qualche sorpresa: un must i fili elettrici volanti sul pavimento, a portata di piede, e i calcinacci in bilico. C'è una "rest room" per piano: capire come accendere la luce sarà argomento di discussione; per diverso tempo si rimane nel dubbio che non esista una doccia: forse, sarebbe stato meglio non fosse esistita. Trattasi di un doppio locale (uno per tutto l'hotel, chiaramente), in uno c'è la "doccia", nell'altro c'è una vasca piena di un'indicibile quantità di detriti, da pezzi di edificio (una costante) ad attrezzi per imbiancare, a oggetti che francamente non sono riuscita a identificare... Ogni tanto, sulle scale, incontri più o meno ravvicinati con facce non particolarmente rassicuranti.

Preambolo bohémien di due giorni intensissimi in cui abbiamo visto una quantità incredibile di posti (a proposito, le foto sono qui su Picasa as usual, quelle artistiche fatte in analogico con rullino in b/n sono su Flickr)...

Primo giornoimage_cropped

Il Sacre Coeur, le caratteristiche viuzze e il cimitero di Montmartre. L'Ile de la Cité (dove tra l'altro c'era un'incredibile dispiegamento di militari in tenuta anti-sommossa...): Notre Dame de Paris (non siamo entrati perché c'era davvero troppa coda, in compenso abbiamo visitato la cripta archeologica, dove è raccontata la storia dell'antica Lutezia dalle origini e ci sono i reperti della città in epoca gallo-romana), la famosa libreria di antiquariato Shakespeare & co., la Saint-Chapelle, la Conciergerie (il carcere dove furono imprigionati Maria Antonietta, Danton e Robespierre)... e dietro la via principale c'era una stradina animatissima, con un sacco di ristoranti a poco prezzo, dalle tipiche brasserie francesi (la seconda sera abbiamo mangiato in una di queste) ai ristoranti greci, italiani, turchi. Il famoso giardino del Luxembourg, e lì vicino la chiesa di St. Sulpice e la piazza con la divertente Fontaine des Quatre Points Cardinaux, che in teoria rappresenta 4 personalità della Chiesa ai quattro punti cardinali... ma “point” vuol dire anche “mai”: infatti i 4 non diventarono mai cardinali ;-). In serata, cena alla Coupole di Montparnasse: suggestivo caffé-ristorante fondato nel 1927, famoso perché le colonne vennero decorate da artisti come Chagall e Brancusi... ambiente bellissimo, chiaramente affollatissimo e abbastanza caro, ma merita sicuramente.

Secondo giorno

image_cropped(2)Si parte con il Louvre :-) Ambiziosa visita di un museo incredibilmente enorme, ci abbiamo passato non so quante ore e credo ne avremo visto forse un terzo. Quello che mi ha sorpreso di più non è stata tanto – o meglio, non solo – la quantità di opere esposte (già lo sai) quanto la monumentalità... chi si aspettava di trovarsi nientepopodimeno che una spettacolare ricostruzione in scala 1:1 di parte del palazzo di Sargon II (ci sono i torellini giganti e alati con la testolina di uomo che cariniii ;-p). Anche se, alla fine, dopo tutte le cose belle viste (chiaramente la sottoscritta ha rischiato di commuoversi almeno un paio di volte, davanti al Sarcofago degli Sposi e nella sala delle antichità greche), ci siamo chiesti se tutta questa numerosità non impedisca di goderle al meglio... confonde, è certo. E per finire in bellezza: il Jardin de les Tuileries, Place de la Concorde e l'Arco di Trionfo. La Tour Eiffel, vista di sera con i giochi di luce, da Trocadero.

Bruxelles

Approdiamo a Bruxelles in treno, dopo esserci beccati una multa abbastanza salataimage_cropped(3) perché alle macchinette avevamo comprato i biglietti sbagliati (non si capiva una mazza tra le alternative, così abbiamo scelto i biglietti senior... peccato che fossero quelli per ultra-sessantenni :-) ) e con il sottofondo musicale della solita bimba che piange e urla (quando c'è in giro il Kansch ci sono sempre bambini/e che piangono e/o chiamano papà... mi sa che ci sono delle cose che mi sono ancora ignote). Dalla stazione ci attraversiamo tutto il centro a piedi, vagando in cerca di un posto dove dormire, in direzione dell'ostello Sleep Well dove alla fine ci fermiamo (carino, sempre pieno di giovani ma affollatissimo... conviene prenotare). Il fulcro di Bruxelles è la Grand Place, con i bellissimi palazzi delle gilde, il corrispondente nordico delle corporazioni; quelli di oggi non sono quelli originali, che furono distrutte nel 1695 dai cannoni di Luigi XIV e furono ricostruite in solo 5 anni. Per il resto, abbiamo visto il turistico Manneken Pis, che è poi una piccola fontana in forma di un bambino che fa la pipì e che tutti forografano non si sa perché (e allora già che c'ero l'ho fotografato anch'io ;-) ). In giro per Bruxelles c'è tutta una serie di murales che rappresentano personaggi di fumetti, Tin Tin in primis. Bruxelles è, tra le altre cose, capitale del fumetto.

E' a partire da Bruxelles che iniziamo a usare le guide di Lonely Planet: molto sintetiche, più che per le informazioni sulle cose da visitare sono utilissime per i ristoranti e i locali. E' così che abbiamo scoperto il Goupil Le Fol, un locale stranissimo dalla fioca luce rossastra pieno zeppo di quadri, foto e cartoline d'epoca e oggetti di antiquariato che insieme alla musica francesissima e malinconica lo rendono un posto nostalgico e particolare. In serata abbiamo mangiato al 't Kelderke, un ristorante che si trova in un vecchio scantinato della Grand Place e dove nonostante questo abbiamo mangiato benissimo senza spendere troppo (io mi sono mangiata il piatto tradizionale belga... che non è nient'altro che cozze + patatine fritte. E' a Bruxelles poi che abbiamo mangiato il godurioso waffle (o gaufre che dir si voglia), le cialde speciali su cui mettere valanghe di panna, cioccolato, fragole, banane... oltre a comprare decine image_cropped(4)di cioccolatini belgi (i più buoni che ci siano... e ci credo usano il cacao del Congo, ex-colonia dove c'è il cacao migliore al mondo).

La mattina dopo prima di partire per Anversa ci siamo visti il Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique: molto ricco, nella parte di Arte moderna c'era diversi Magritte, Gauguin e anche un De Chirico; anche la parte di Arte antica meritava, peccato che tutte le guide promettevano “un'intera sala dedicata a Hieronymus Bosch”, che nella realtà si riduce solo al Trittico delle tentazioni di sant'Antonio... in copia però!!! Tra l'altro in questo più che in altri musei abbiamo assaggiato il tipico ambiente culturale cittadino, con vecchietti e (soprattutto) vecchiette molto benvestite che sembravano lì per una dimostrazione di status e perché non avevano altro da fare più che per un reale interesse (vedi Teatro di Varese et similia).

Anversa (Antwerpen)

Arriviamo in città verso sera, diretti verso l'hotel Billard Palace, che avevamo fortunatamente scovato su Internet il giorno prima e che consiglio vivamente (oltre ad essere vicinissimo alla stazione, e comunque al centro visto che le distanze sono minime, ha camere davvero carine e costa davvero poco). Anche ad Anversa il fucro è la piazza con i palazzi delle gilde, che in questo caso si chiama Grote Markt, e vicino la Onze Lieve Vrouwekathedraal. Al centro del Grote Markt c'è una fontana che direi image_cropped(5)“autobiografica” :-): infatti secondo la leggenda il guerriero romano Silvius Brabo uccise un pericoloso gigante, Druon Antigon, che aveva l'abitudine di tagliare le mani dei marinai che rifiutavano di pagare il pedaggio del fiume Schelda. Brabo tagliò la mano al gigante e la gettò nel fiume (hand werpen significa infatti “gettare la mano”) nel punto in cui sorgerà Anversa. E' vicino alla cattedrale che scopriamo il 't Elfde Gebod (l'Unidicesimo Comandamento), un posto stranissimo pieno di statue e arredi sacri, dove bere le straordinarie birre trappiste e gustare dell'ottima soup. Ad Anversa siamo stati due notti, rilassandoci un po' in giro per la città dopo le tappe forzate di Parigi e Bruxelles.

Amsterdam

image_cropped(6)Dulcis in fundo, Amsterdam :-) Che un conto è sapere benissimo di essere nella città più libertina d'Europa, un conto è arrivare e girare per le strade odorose di fumo, vagare tra i negozietti che ti vendono funghetti e kit per la coltivazione della marijuana e curiosare in cartolerie dove è d'obbligo vendere qualche gingillo erotico... Cmq la città è molto più del “Paradiso del fumo” e merita davvero di essere chiamata la Venezia del Nord, una Venezia molto più vivace e meno malinconica. Alcuni canali sono spettacolari, oltre a quelli più grandi e famosi, con i palazzi signorili, a me è piaciuto moltissimo (e infatti l'ho fotografato tantissimo :-) ) il Bloemgracht, il canale dei fiori, piccolino e veramente caratteristico. Una cosa carina da fare è anche il giro in battello tra i canali, che tra l'altro permette di vedere bene oltre ai palazzi le casette galleggianti ormeggiate sulla riva. Un quartiere interessante è quello dei Musei: noi abbiamo visto solo il Rijksmuseum, con le opere di molti pittori fiamminghi del '700 (il Secolo d'Oro per l'Olanda), tra cui Rembrandt (la Ronda di notte è proprio qui... e dal vivo è enorme!!!) e Vermeer con la bellissima Lattaia. Ovvio il giro in piazza Dam, dove c'è un po' di tutto, da Madame Tussaud's al Monumento Nazionale, al giro nel famoso image_cropped(8)Quartiere a luci rosse (dove la più interessata sembravo io ;-p).

Nelle due sere che abbiamo passato in centro abbiamo cenato in due posti molto carini: il Kantijl en de Tijger, ristorante indonesiano buonissimo in Spuistraat (certo che mangiano speziato costoro! Ad Amsterdam ci sono un sacco di ristoranti indonesiani visto che l'Indonesia era colonia olandese) e alla Centra, locale spagnolo poco lontano dalla Chinatown. Pollice verso invece per il ristorante tibetano (?), con un menu poco diverso da quello cinese e in cui le carni avrebbero dovuto essere il piatto forte... peccato che non sapessero di niente!!!

Come alloggio noi stavamo all'Hotel Orfeo, una via di mezzo tra un hotel e un ostello ma centralissimo, sul Prinsengracht... avremmo dovuto stare ad Amsterdam fino a sabato 20 settembre, ma presentandoci in aeroporto abbiamo allegramente scoperto che la Easyjet aveva cancellato il volo... grosso nervoso all'inizio, anche perché il successivo volo utile era lunedì e io in uni ero in una situazione abbastanza delicata visto che mercoledì la mia collega iniziava a lavorare da un'altra parte (novità assoluta, mi han telefonato mentre ero ad Anversa!) e tra lunedì e martedì ci doveva essere il passaggio di consegne, anche in prospettiva del fatto che tra qualche settimana prendo io il suo full time... Ma alla fine image_cropped(7)le cose sono andate mooolto bene per noi, visto che ci hanno spedito nella executive room del Dorint Hotel un fantasmagorico hotel a 4 stelle chiaramente frequentato da uomini d'affari dove abbiamo dato spettacolo mangiando ai buffet per quattro persone... la notte prima del volo invece era pieno e alla fine abbiamo dormito in aeroporto... un bel salto di qualità!!! Un bel salto di qualità anche tornare a Varese (...) e scoprire che se al Nord non aveva mai piovuto, qui c'era il diluvio... sigh :-(

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lunedì, 08 settembre 2008
20030907_armistizio_corsera_327x267Oggi in mezzo a tutte le cerimonie e le polemiche riescono a venirmi in mente solo frammenti di piccole storie. I papà varesotti da troppo tempo stufi che dopo l'8 settembre se ne sono tornati a casa in cordata. Lo zio D. pittore che attraversando il Tresa quasi si ammazza prima di arrivare in Svizzera. E poi i soldi sporchi di sangue. I fantasmi degli ebrei che davano tutti i loro averi pur di essere aiutati a scappare. A volte gli andava bene e si salvavano, e chi si arricchiva e si ingrassava delle loro ville, dei terreni e del capitale faceva loro passare il confine per davvero. Ce n'è, di eredità così tra Varese e Milano. A volte si spogliavano di tutto quello che avevano e si affidavano a chi di nascosto li avrebbe venduti di lì a poco ai nazisti. A Luino c'è chi dopo la guerra è stato sbattuto dentro, sotto il peso dei dobloni maledetti che lo hanno incastrato.
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lunedì, 01 settembre 2008
IMG_5414Cartoline da Barca

Sette giorni nella mitica Barca di Gaudì. Una settimana in cui io e mia sorella abbiamo vagato ovunque, strabiliandoci dei gioielli di Barcellona. Il mio posto preferito in assoluto è la mitica Casa Batllò, la casa che vive e respira, un grande animale colorato che dietro una fantasiosità apparentemente caotica nasconde capolavori di funzionalità, poi la Casa Milà, la Sagrada Familia, il Parc Guell. Ma anche Montjuic con la funivia, dai giardini al castello, il Poble Espanyol, le Fontane Magiche...

Di notte grande casino sulla Rambla, alle discoteche iper-gettonate sul porto (mi hanno trascinato allo Schoko e al Maremagnum) io preferisco di gran lunga i localini un po' più tranquilli ma meno fighetti (brr... poi tanto le discoteche sono uguali ovunque, di certo queste non erano niente di che). Spiaggia poco, è stato nuvoloso tutta la settimana... poteva essere interessante per qualcuno starsene a guardare la quantità incredibile di topless e anche qualche nudo integrale a Selva de Mar :-)

L'ostello dei destini incrociati

Dire che il mondo è piccolo non rende bene l'idea :-) arriviamo all'ostello... receptionist tedesca, parole inglesi nell'aria, atmosfera internazionale. Saliamo le scale verso la nostra camerata con il mio amico trepidante già immaginandosi svedesi discinte sui letti... entriamo e ci troviamo davanti due loschi figuri spaparanzati a pelle di leone sui letti a castello. Ci salutiamo prima in spagnolo, poi ci dicono "ciao": si scoprirà che sonoIMG_5308 due siculi volati a Barca da Palermo. Nella stessa nostra camera, due torinesi. E, lo so che sembra impossibile... poi ci è arrivato uno di Viggiù. Che parlando ha scoperto di essere cugino di uno dei due siculi :-O

Situazioni paradossali ed esilaranti con italiani che ci provavano con qualsiasi cosa si muovesse nell'ostello (era pieno di ragazze francesi, tutte effettivamente molto carine), in un anglo-franco-ispano-siculo incredibilmente divertente ;-)

Una minima :-) parte delle 650 foto sono qui su Picasa... (qui sopra un mio emozionante scatto con una delle due tarte all'ingresso della facciata della Natività della Sagrada... troppo uguali!!!).
postato da: Sfabix alle ore 23:40 | Permalink | commenti (4)
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