venerdì, 12 giugno 2009

elezioniLo slogan di Rifondazione comunista su www.unaltraeuropa.it era “il voto utile a sinistra”. In pratica, il voto utile è votare gente che decide volontariamente di perdere presentandosi da soli. Sono in attesa di slogan tipo “Perdere è vincere” e simili.

Folla di curiosi scalmanati (?) e seggio chiuso a Portici per il voto di Noemi Letizia. Questo significa che come popolo dobbiamo smettere di lamentarci: meritiamo ancora peggio di quello che abbiamo.

Attivisti di partiti si presentano in tutt'altri comuni con due liste civiche che non c'entrano una mazza l'una con l'altra.

In un minuscolo paese del Varesotto (non in Valcuvia) uno zelante presidente di seggio fa consegnare e registrare nel registro a parte tutti i cellulari dei votanti. Anche dalle vecchiette. Si sa, la compravendita del voto è diffusa da quelle parti, è un vero peccato che a me nessuno abbia offerto qualche soldino per un voto.

Anonimo: “Ah ma io credevo ci fossero solo le elezioni del sindaco! Ecco perché c'erano così tanti simboli sulle schede quando li ho visti mi sono spaventato...”.

(Non commento i risultati, più che prevedibili)

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sabato, 06 giugno 2009
Lubiana è una città fatta d'aria e di acqua. Leggera ed eterea, è un mix contrastante di raffinati palazzi Art Nouveau e colossi del comunismo, tutti a specchiarsi nell'azzurro del Ljubljanica. Il suo spirito ha un che di austriaco, come le campagne che la circondano, e ha la vivacità dei localini per studenti del centro storico universitario. E chissà, dietro ai balconi barocchi, quanti d'Istria che non sono più italiani e non saranno mai davvero sloveni.
Zagabria è ad un tempo elegante e dimessa. Città capitale, vetrina del suo paese, è stata ricostruita dai croati dopo gli sfaceli della guerra jugoslava, ma tra le vie secondarie si indovinano piccoli dettagli di un passato non troppo lontano, dalle facciate scrostate ai negozietti che sembrano usciti da una nostra vecchia cartolina. Il Croato ha un'identità nazionale orgogliosa, troppo a lungo soffocata dal comunismo e che oggi traspare nelle memorie ricostruite statua su statua, nelle ascendenze ariane simboleggiate sulla bandiera dall'invenzione persiana degli scacchi e nel criptico alfabeto glagolitico.
Budapest, doppia capitale imperiale, è il sogno dei fasti passati della piccola Ungheria, ben espresso dal meraviglioso Parlamento gotico, il terzo più grande in Europa. Le sue due braccia Buda e Pest si allacciano sui ponti del Danubio, che bagna palazzi ottocenteschi sontuosi e solenni, mentre dall'alto della "montagna" si staglia il profilo del Monumento alla libertà, oggi davvero libero e privato dei simboli dell'ideologia sovietica. Cattolica e osservante, convertita da re Stefano nell'anno Mille, Budapest parla una lingua complessa e che ha  ben poco in comune con i suoi vicini slavi, in ricordo delle sue origini uro-finniche. E' la città termale per eccellenza, di un verde che trova il suo polmone sulla bella isola Margherita, ma che fa capolino un po' in tutta la città.


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