lunedì, 31 agosto 2009
mktgIn principio fu il marketing esperienziale. Non mi interessa qui di fare pubblicità negativa al servizio-prodotto che mi hanno tentato di vendere oggi. Perché una volta subodorato l'approccio commerciale di un certo tipo, la reticenza alla trasparenza (vorrei sapere tipologia e prezzi: ci arrivi dopo un'ora di "consulenza commerciale" intensiva), il valore del prodotto-servizio quantomeno dubbio, l'aleatorietà di certe classificazioni, l'ipotesi di comprare il prodotto-servizio suddetto è già sfumata da un pezzo. E allora? Allora ti chocca il contesto, perché il caso voleva che a tentare di vendermi questa cosa fosse una mia conoscente. Perché da dettagli - alcuni non più di tanto velati - capisci che la signorina così bella raffinata sorridente efficiente paziente precisa di classe, che sai perfettamente che era disoccupata fino all'altro giorno, è pagata a provvigione. Sguardi dal vetro, passa il capo, quell'altro lo dobbiamo considerare chiuso? Fiato sul collo. Faccio ricerche su Google e mi trovo scenari di stress psicologico e competizione professionale alla "Il mondo deve sapere - quanto è schifa la vita in un call center". Non so se sono veri nello specifico, so che sono veri da qualche parte e mi basta.

In principio fu il marketing esperienziale. Che in senso tecnico è un'altra cosa. Ma qui si tratta di vendere non un prodotto-servizio ma uno stile di vita, a scelta tra: senso di appartenenza a un'élite - questo posto è esclusivo e se paghi e compri confermi la tua appartenenza - al sogno di appartenenza ad un'élite: tu non sei nessuno, sei l'ultimo degli sfigati ma se paghi tu entrerai a far parte della nostrra esclusiva social community (non voglio fare esempi politici).

La valcuviana che salta fuori dall'ascensore con la borsa con la zip rotta, dentro
Verità e Menzogna con il segno tenuto con un mozzicone di matita e la borsa di tela con la schiscietta, accompagnata da un tale con un look a metà tra l'artista di strada e il pregiudicato (si oscillava più verso il pregiudicato) a un certo punto aveva invece iniziato ad avere la sindrome del "senso di colpa del pollo mancato". Forse hai pensato che tenendomi tutta per te avresti avuto più probabilità di successo, visto che mi conosci. Non comprerò la tua offerta personalizzata su misura iper-flessibile tagliata sulle mie esigenze con sconti così variabili da essere sospetti. Ti ho pensato. Anche al tuo odio quando ci sorridi, e alle bestemmie che pensi mentre fai telemarketing.
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categoria:lavoro
mercoledì, 12 agosto 2009
«Sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente - sottolinea il Tar - essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico»

«l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica»

Una volta citati i passi principali della sentenza del Tar del Lazio che ha recentemente stabilito che frequentare l'ora di religione non può dare crediti in più, e che il prof. di religione non può partecipare allo scrutinio (il suo voto non può far parte della valutazione finale), personalmente non vedo cosa ci sia ancora da commentare.

Si stabilisce solo che, giustamente, scegliere l'ora di religione cattolica è un fatto di fede personale, un momento di arricchimento per sua natura extra-curriculare e che non può dare luogo a "vantaggi didattici", dato che non è garantit
a una scelta alternativa per chi professa un'altra fede, o nessuna.

Non si entra nel merito dell'insegnamento e, francamente, trovo che a danneggiare la laicità dello Stato sia la CEI quando lo descrive come
«una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane». L'ora di RELIGIONE CATTOLICA non è EDUCAZIONE CIVICA. E' un momento che può portare a dibattiti e arricchimenti interessanti, ma non può essere considerato qualcosa di più di una libera scelta di fede. Al di là del fatto che il fatto di considerarla tra gli insegnamenti che danno crediti o fanno media dovrebbe, al massimo, dispiacere a chi la comprende nella sfera dello spirito e non quella del calcolo

Quale sarebbe l'alternativa? Fare religione per avere un credito in più o alzare la media?
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categoria:religione, attualitĂ 
lunedì, 10 agosto 2009

Strega4Parli di processo alle streghe e subito pensi al processo di Salem in Massachussets. Ma in verità, come direbbe qualcuno, "se ne sarebbe potuto saper di più, se, invece di cercar lontano, si fosse scavato vicino". Ben prima dei casi di Salem (che risalgono al 1692) Triora, borgo medievale nell'entroterra di Imperia, fu teatro di un grande processo che tra isterie e torture non ha niente da invidiare al più famoso caso americano.

E' il 1587. Un'estate torrida e polverosa corona tre anni di tremenda siccità, il “granaio della Repubblica” è ridotto nella miseria più completa, messi distrutte e carestia. La disperazione degli abitanti trova un possibile capro espiatorio: è tutta colpa delle streghe.

Il Parlamento popolare affida al podestà Stefano Carrega l'incarico di scovare le colpevoli e punirle, 500 scudi sono stanziati per la ricerca. Carrega si fa mandare dal governatore di Genova e dal vescovo di Albenga (sotto cui era soggetta Triora) due
inquisitori, dei quali uno, il sacerdote Girolamo Dal Pozzo, tiene in piazza un infuocato e retorico discorso sui malefici delle streghe: assassine orditrici di malocchi, intrighi, pozioni maledette, responsabili di morti misteriose, siccità e carestie. Il Malleus Maleficarum si abbatte su una popolazione distrutta dalla fame.

E' l'inizio di un'escalation: tutte le donne fuori dai canoni del tempo, solitarie, non sposate, colte, esperte di erbe e di rimedi naturali, vengono accusate dalla popolazione inferocita. Tra di loro ce n'è una, Franchetta Borrelli, colpevole d'esser stata troppo bella e desiderata da giovane, tanto strega da conoscere tutti i filtri magici d'amore: altrimenti, come avrebbe fatto a conquistare il cuore di tutti, pensavano le sue compaesane; ora ha sessant'anni e si dedica alla raccolta di erbe e castagne nei boschi. Gli inquisitori fanno arrestare una ventina di presunte streghe, che vengono subito rinchiuse in case private trasformate per l'occorrenza in carceri apposite, e qui le torturano: cavalletto, corda, schiacciapollici, aghi, tortura della veglia e tortura del fuoco sotto i piedi, tutto per spingerle a confessare le proprie malefatte e indicare le loro complici. E' qui però che la faccenda inizia a scottare: le torturate fanno decine e decine di nomi, tra cui anche molte notabili del paese, e due donne muoiono, una anziana durante le torture, un'altra gettandosi dalla finestra per sfuggire alla cattura. Il Parlamento è perplesso, gli Anziani si lamentano con il governo genovese dell'operato di Del Pozzo e dell'andamento del processo, che sta stremando imputati e paese senza condurre a nessun risultato tangibile. Del Pozzo giustifica il suo processo, ridimensiona le lamentele “esagerate” e rinuncia all'arresto delle nobili: solo le streghe popolane restano in carcere. Gli Anziani sono soddisfatti, i vicari lasciano Triora.

rogoQualche mese dopo la situazione è ancora in stallo. Viene fatto venire il capo dell'inquisizione genovese, che interroga tutte le “streghe”: nulla di fatto, tutte si dichiarono innocenti tranne una ragazzina di tredici anni, che confessa tutto e abiura, le altre tredici restano incarcerate. Arriva Giulio Scribani, commissario straordinario inviato dal governo genovese per far luce su questa inspiegabile vicenda, che arresterà altre donne di Triora e andrà a scovare streghe anche nei paesini vicini, e in un processo nell'agosto del 1588 sono tutte riconosciute colpevoli e condannate a morte. Quelle già morte sotto tortura, erano state evidentemente strangolate da Satana. Ma il Padre Inquisitore di Genova non accetta di venir scavalcato da un qualsiasi funzionario civile: si farà consegnare le streghe dei paesi limitrofi e le farà spedire a Genova, dove le altre tredici sono già state portate ad attendere la morte. Scribani fu scomunicato, gli atti dei processi spediti a Roma agli uffici della Congregazione del Sant'Uffizio, che a lungo non diede alcuna risposta, finché il cardinale di Santa Severina annunciò che i processi avrebbero avuto una revisione. Pare che non fu infine eseguita alcuna condanna a morte: diverse streghe erano già morte in prigione, altre probabilmente erano state rimandate libere a Triora, di loro non si sa più nulla di certo o documentato.

In un'ipotesi suggestiva di Devon Scott, all'inzio del Seicento nel paesino genovese di san Martino di Struppa iniziarono a comparire cognomi come “Bazoro”, “Bazora”, “Baggiura”, che richiamavano la parola per indicare “strega” nel dialetto di Triora, “bàgiua” o “bazora”. La leggenda racconta che l'origine del villaggio sia avvolta nel mistero, e che le anziane oggi ricordino ancora vecchie formule magiche per guarire le malattie. Erano le streghe di Triora andate a cercare altrove una nuova vita?

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lunedì, 03 agosto 2009
contrattotermine




















O
k, poi la smetto. Cmq sono capitata sulla sezione di Repubblica "Perdere il lavoro in Italia" e sono rimasta scioccata. Ad oggi ci sono MILLEDUECENTOOTTO storie, una peggio di quell'altra. Ne riporto solo una, non so se la peggiore ma di certo una delle prove di quanto la gente possa essere subdola e disgustosamente bastarda dentro.
Copyright della vignetta di Vauro (Annozero del 22/10/2006).

INTERVENTO N. 408

Dipendente di una ditta di confezioni per alta moda. A fine anno 2008 la Titolare ci comunica che da inizio 2009 inizia una nuova attivita' nel campo della moda con un marco proprio. Ci invita a licenziarci dalla vecchia ditta cosi da essere riassunte nella nuova. Avviene si l'annunciata assunzione, ma con periodo di prova. Dopo due settimane ci ha licenziate in due motivando il tutto che non avevamo superato il suddetto periodo di prova. E si che da 10 anni lavoravamo nella vecchia ditta. Meccanismi sadici e vigliacchi per ridurre il personale. Ora cerco, ma è durissima.
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