giovedì, 28 maggio 2009
chiavi_noiParto per qualche giorno. Aprivo un cassetto, ne saltava fuori una vecchia agendina. E per caso (o no?), l'occhio mi cadeva su un appuntamento del 21 aprile 2005.
Sono passati quattro anni. Quattro anni sono la differenza tra me e mia sorella, e mi riesce difficile pensare che quindi io all'epoca in un certo senso ero quella che è mia sorella ora. Piccola? Così mi sembra adesso.
Adesso che tutto sembra diverso, e anche io. E invece non è vero. La verità è che non sono cambiata per un cazzo ma sono tale e quale. Iper-ansiogena, timido-fobica. Cambiano solo le cirocostanze e le abitudini, le impressioni e le finzioni. Così che adesso c'è anche - e son diversi - chi mi dichiara che sono una persona determinata (c'è di che sogghignare).
Penso che non so da che parte andare, se sarò capace di andare, e che ho paura. E basta. Svuotando la borsa mi capitano in mano il cartellino e le chiavi dell'ufficio, ho meno paura. Mi sento quasi rassicurata. E forse è questa la cosa che dovrebbe preoccuparmi di più.
Tra altri quattro anni, vediamo cosa ne penserò. Magari mi capiterà in mano l'agendina di Anne Geddes che mi ha regalato la mia capa per questo Natale, quando ha voluto fare una sorpresa a tutti.
postato da: Sfabix alle ore 22:17 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    29 Maggio 2009 - 16:43
 
Proprio quelle che sono le situazioni ambientali in cui viviamo determinano molto più della nostra stessa natura il modo in cui veniamo percepiti. Anche chi provenendo da contesti sociali di un certo tipo e che poi per anticonformismo scelga di cambiare contesto comunque verrà per lo più fissato in quel quadro. Ma ciò che è alla base di tutto è intimamente nostro, e gli altri ne sono attori esterni, per cui se anche una persona può sembrare completamente cambiata rispetto a com'era anni prima, semplicente ogni volta non sarà solo che un cambiamento di contesto e circostanze. Però detto questo c'è una piccola cosa che determina una GROSSA differenza tra le varie persone, e tu l'hai segnata in neretto; la paura.
Spesso la gente è troppo occupata ad attingere dai suoi sterili contesti e circostanze i motivi della propria esistenza, che essi siano l'abbigliamento alla moda, il look più trendy, il mood più cool, lo stile alternativo, il lavoro compulsivo, il sentirsi parte di un gruppo di qualche genere, l'ideologia, la definizione del proprio status, dell'appartenenza, del fisico, l'incensamento della propria scaltrezza, il volo sulle ali dell'entusiasmo (in greco, entusiasmo=sofferenza)...
Insomma nessun momento per la paura, semplicemente in modo automatico va in cerca della cosa che al momento si addice di più. Ma tutto questo è una costruzione posticcia, perchè la verità sta nella paura. Le costruzioni umane portano al pensiero che il futuro SICURO sia un tranquillo posto di lavoro SICURO (il quale viene superato solo dal sogno del successo che attualmente vuol dire velina...calciatore...tronista...politico... in ordine decrescente di rispettabilità), dimenticandosi del FATTO che l'unica cosa di cui un essere umano può essere SICURO è la morte.
Il momento in cui una persona si ritrova davvero vicino alla propria essenza è il momento della paura, il momento critico. La paura porta alla crisi e non a caso crisi in greco significa scelta. La paura è cosa buona e giusta, e solo le persone in crisi compiono delle scelte proprie, e a volte queste scelte consistono proprio nel non fare delle scelte, gli altri inseguono la SICUREZZA, cioè la morte.

Gone West

utente anonimo

#2    29 Maggio 2009 - 16:53
 
Ma scusa, ma perchè proprio l'agendina di Anne Geddes? Magari ti capita l'agenda Lonely Planet...
utente anonimo

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