Fatele i funerali di Stato, alla signora dei Navigli. Fatele quello che volete. Indite bandi, celebrate, commemorate, mettetele una targa alla memoria fuori dall'appartamento di cui anni fa le avevate sgomberato la soffitta, la soffitta piena di ricordi dove c'era la ruota della bici del marito, con cui lui di notte andava al lavoro. Il marito che decenni prima l'aveva fatta rinchiudere in manicomio, che lei aveva perdonato e a cui voleva ancora bene (ma sapeva di non amare: sono rimasti i "pazzi", a riconoscere la distanza tra l'affetto e l'amore?). E voi markettari, mandate in giro le sue foto nuda settantenne, in posa con la sigaretta in bocca, ormai un "marchio" di... trasgressione ma non troppo, trasgressione ma intellettuale perché in bianco e nero, citate "l'esperienza del manicomio" come se fosse una stagione poetica da antologia: lei riderebbe.
E riderebbe in faccia a tutti voi, nel momento in cui, rinchiusi nel privato, all'oscuro delle convenzioni e delle manifeste espressioni sociali, vi rendereste conto della pochezza di tutte le vostre certezze, della vostra solitudine integrata, vi fareste schifo da soli, leggendo la passionale, fisica, vera bellezza dei suoi versi.
A tutte le donne
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra







