domenica, 22 marzo 2009

Die Welle“The reader” e “Die welle”. Di questi film, che hanno entrambi a che fare in modo più o meno diretto con il periodo nazista e l'Olocausto ebraico, credo mi abbia colpito soprattutto il nichilismo che ne trapela, e che non riesco a non condividere (spero sinceramente di essere in qualche modo contraddetta). Soprattutto per quanto riguarda l'idea di scelta e di responsabilità, che vengono svuotate della consapevolezza cui in genere vengono associate.

In “Die welle” (di cui c'è una bella recensione qui che condivido in pieno) la potente Onda travolge un gruppo di adolescenti della Germania bene, tutti convinti – a parole – che una dittatura simile a quella nazista non potrebbe mai attecchire nella nostra società. Coinvolti da un professore fuori dagli schemi a partecipare a un curioso esperimento sociologico, creeranno l'”Onda”, un vero e proprio movimento con gerarchie, comportamento militare, uniformi, loghi e saluto. Non è più un semplice gruppo studentesco: facendo leva sulla crisi di valori e soprattutto sulla totale frammentazione del tessuto sociale in cui vivono questi giovani, attiva tutti i meccanismi più inconsci di identificazione collettiva. Per questi ragazzi, soprattutto quelli dall'identità più fragile, l'Onda diventa un collante che li fa sentire uniti, importanti, utili; per la prima volta nella loro vita c'è qualcosa in cui credere! Ma la situazione ben presto degenera e anche il professore perde totalmente il controllo del suo esperimento, perché il meccanismo che rende forte l'Onda al suo interno si riproduce rovesciato all'esterno: il diverso, quello che non vuole sottomettersi alle logiche omologanti del gruppo, viene discriminato e messo a tacere, sempre più violentemente, fino all'incredibile epilogo finale. Un discorso del professore (intenzionato a porre fine a tutto) attiva consapevolmente tutte le logiche di identificazione collettiva e quindi di controllo della massa, fino ad assomigliare ad un comizio dittatoriale. La cosa inquietante, di cui discutevamo io e il Kansch, è che le “voci fuori dal coro” del film (l'alternativa Mona e Karo) rifiutano inizialmente di aderire all'Onda non tanto perché sono consapevoli della gravità delle conseguenze che può produrre, ma per motivi di ben altra natura, più personali che razionali: in Karo, ad esempio, l'antipatia verso l'Onda è dovuta al fatto che ha indebolito il suo controllo sul fidanzato, che vi ha aderito in modo entusiasta, trovandoci una famiglia che lui non ha mai avuto.

The readerQui sta il problema. Prima di scegliere troppo spesso il soggetto in realtà non ha le informazioni necessarie e complete che gli possono permettere di fare una scelta razionale. Che cosa succede in questi casi? La scelta diventa la conseguenza di fattori irrazionali, di “scorciatoie cognitive” come le chiamano gli psicologi sociali, su cui fa benissimo leva la persuasione di un'eventuale potere forte. Anche questo è il caso di Hanna Schmidt di “The Reader”, operaia alla Siemens che da un momento all'altro diventa guardia in un campo di concentramento. Perché l'ha fatto? “Cercavano delle sorveglianti. Io mi sono presentata e ho preso il posto” è questa la sua disarmante risposta. Ci si immagina aguzzini, il Male assoluto. Ci si trova di fronte a “impiegate del massacro” che se all'inizio probabilmente non sapevano che cosa esattamente avrebbero dovuto fare, in seguito non si sentiranno molto più colpevoli: obbedivano agli ordini. Al processo in cui nel dopoguerra sarà imputata insieme ad altre 5 sorveglianti per l'omicidio di 300 ebrei, bruciati vivi per colpa di un incendio accidentale in una chiesa in cui erano stati rinchiusi, non avrà esitazioni: “Non potevamo liberarli. Non era lecito. Noi eravamo le sorveglianti, ne eravamo responsabili. Se li avessimo lasciati andare, sarebbe stato il caos. Lei (rivolta al giudice, ndr) che cosa avrebbe fatto? Qual è stato il mio errore, andarmene dalla Siemens?”.

Ad assistere al processo, tra gli altri, c'è anche lo studente di giurisprudenza con cui, otto anni prima (lui aveva solo 15 anni), Hanna aveva avuto una relazione. “La società crede di agire in base alla morale, in realtà agisce in base ad una cosa diversa, la legge”; “Che cos'è questo processo? Delle migliaia di sorveglianti che ci sono state durante la guerra, solo sei sono state portate in tribunale perché accusate del massacro da una sopravvissuta che ha scritto un libro” - sono le significative frasi rispettivamente di un professore e di un compagno di seminario di Michael. E alla fine del processo,le compagne di Hanna saranno condannate a 4 anni di carcere, Hanna sarà condannata all'ergastolo, perché accusata di essere la loro responsabile. Nel film, oltre al segreto inconfessato che è il cuore della vicenda (Hanna è analfabeta, e faceva leggere a voce alta libri a Michael così come alle prigioniere durante la guerra), c'è l'idea del nulla che dicevo prima: “Che cosa ha imparato?” chiede Michael ad Hanna dopo 20 anni di carcere, così come alla sopravvissuta al lager. Ma non c'è risposta. L'orrore non è didascalico. E la colpa, in Hanna, si farà strada solo alla fine, tramite Michael.

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giovedì, 14 agosto 2008
nosferatuE così ieri, mentre vagavo alla ricerca di vecchi film d'autore su commissione di oscuri individui della Valcuvia, su YouTube ho incrociato la versione integrale di Nosferatu di Murnau del 1922. E mi sono imbattuta nell'user Maid Marian.
Maid Marian, che è la lady Marian di Robin Hood e l'alter ego di Euterpe Jones, è una 47enne artista canadese che oltre a scrivere, dipingere e comporre musica ha una vera e propria passione per i film muti d'autore (creati nell'epoca, come dice lei, in cui «il talento aveva più importanza delle protesi al seno»). Li recupera, li restaura e poi li condivide on line con tutto il mondo su YouTube. Così, con un clic è possibile rivivere le scene di Alice in Wonderland di
Cecil Hepworth del 1903 (che dura solo 9 minuti e a guardarlo oggi fa tenerezza, ma francamente non riesce a non sembrarmi un piccolo miracolo che sul web si possa trovare anche questo), al Crollo della casa degli Usher tratto dal fantastico racconto di Poe.
Nel MySpace della sua vera identità, alla voce "Figli", Euterpe scrive "non voglio bambini". Ma c'era un'altra persona, che non aveva bambini e parlava dei suoi "bambini di carta". Questi non sono di carta, ma di luce e bit.

Vedi il MySpace di Maid Marian
Vedi il sito ufficiale di Maid Marian
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categoria:cinema
domenica, 17 febbraio 2008
laragazzadellagoBellissimo. Me lo sono guardata martedì scorso dopo le lezioni all'Apollo, per la rassegna Rivediamoli 2008 (spettacolo delle 13... costo del biglietto: 2.50!!!). Non ero triste, solo molto malinconica - anche se a dire la verità lo sono quasi sempre - e avevo voglia di fare qualcosa di bello. Mi piace molto andare al cinema da sola.
"La ragazza del lago" all'inizio sembra una fiaba di amore e morte, invece è qualcosa di molto diverso. Qualcosa di molto più torbido, che striscia tra segreti, malattia e vita di paese (che sarà anche stato ambientato in Friuli, ma durante le riprese nel paesino mi sentivo troppo a casa!). Ambientazione spettacolare. Toni Servillo fantastico. Dopodomani mi vado a vedere "La giusta distanza" di Mazzacurati :-)
Nel frattempo questo week mi sono letta Dolores Claiborne di King (l'aveva preso mia sorella alla Pulce) che è troppo una figata!!! Quell'uomo è un genio.
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categoria:cinema, milano