domenica, 08 marzo 2009
Lascio una traccia di questa "giornata della donna", che mi è di pretesto solo per andare a teatro a vedere Marina De Juli (gratis, ovviamente, come sempre), e per divertirmi con le mie amiche cenando solo tra di noi, per parlare di un paio di situazioni. Si parla di gente che abita dalle mie parti, non dell'Afghanistan.
21 anni, calabrese, sposata da due anni. A casa disoccupata: non trova più lavoro (prima faceva l'operaia) perché non ha studi, non ha bella presenza, pessimo carattere. Ma non gliene frega più di tanto di stare a casa: del resto, lavora il marito. Quando le si parla l'unica cosa di cui le interessi parlare è "il marito" e "il matrimonio". Le prime volte che la vedevo dopo il matrimonio non faceva che ostentare l'anello. Primo caso: la donna acquisisce status e valore sociale solo in quanto moglie e madre. «Hai mai pensato di cercare lavoro a Varese?» «Figurati! Poi se finisco di lavorare e prendo il pullmann (ovviamente non ha la patente, ndr) torno a casa tardi e non faccio in tempo a fargli da mangiare».
22 anni, convive con un ex tossico (spero ex) figlio di papà, che è anche il suo capo. La ditta non sta andando tanto bene, per cui per iniziare lui ha smesso di pagarla («Beh, tanto quello che guadagnavo lo mettevo in casa... adesso ci manteniamo con i suoi soldi»; ndr: LA mantiene con i suoi soldi, dopo averla irretita con soldi e regali per convincerla ad andare a convivere). Ultima tappa: è rimasta a casa, disoccupata, anche lei non cerca lavoro perché tanto... non è che ce ne sia tanto bisogno. L'autorealizzazione non esiste. La vita è bella perché ci sono le cose, finché c'è roba da consumare va tutto bene.
Io mi faccio i cazzi miei. Saran casi singoli. Ma una mentalità strisciante di un certo tipo (la donna a casa) qui c'è ancora.
mercoledì, 13 agosto 2008
Una tra le espressioni più belle mai incontrate nella mia vita, con cui ho stordito più volte i miei contatti di Gmail o Msn. Semplicemente un crimine il fatto che io non sappia il francese e non conosca l'originale della frase, che è uno tra i progetti di epilogo dei Fiori del Male, ancora più criminale il significato lineare che il mio grumo di esperienze/aspirazioni contingenti quanto mediocri attribuisce emotivamente a questa frase: «Tu, Chiunque tu sia e benché sappia che non esisti, mi hai dato tra le mani materia grezza e abietta, e io con la mia idealità e cura l'ho trasfigurata nel metallo più prezioso, ad onta di qualsiasi aspettativa». Una percezione di una linearità delittuosa (altro che criminale). Spero che lo Zio non si stia rivoltando nella tomba, non è che io non abbia capito che il fango è oro di per sé e che i fiori dal male non vengono concimati ma ne sono parte integrante (dopo questa metafora autorizzo chiunque mi incontri a prendermi a bastonate, anche - anzi meglio - in pubblico). Ma è tutta colpa di una spirale mal riuscita.
La spirale divora se stessa in un magico gioco che sa di bellezza e di armonia. Non si può conciliare con il nostro tempo lineare, che ha un inizio, una fine e una progressione. Ma, soprattutto, un senso. Laddove un senso è il verso di una direzione, una freccia verso un superuomo che non è tale ma solo un feticcio di potere. La linearità progressiva è un'illusione di sopravvivenza. E' bello - e talvolta affascinante - vedere come alcune persone riescano ad ingannare se stessi e la propria spirale interiore, che si contorce senza un senso, costruendo ideali, rappresentando maschere, interpretando sensazioni. Più spesso, è triste e squallido notare come alla base di quasi tutto vi siano relazioni di potere, da microcosmi squallidi tardo-adolescenziali e tristi scenari geopolitici, macrocosmi feroci. Ma si tratta di una linearità necessaria, necessaria e vitale per la nostra razionalità. Francamente l'unica cosa realmente ridicola della situazione è il fatto che io ancora mi illuda di poter discutere di contenuti con le persone, scambiare frammenti di prospettive per andare a sincretizzare qualcosa di nuovo che prima non c'era, mentre l'unica cosa reale di un dialogo sono le relazioni di potere che le parti tentano e riescono/falliscono ad instaurare tra loro.
Questo stesso post è la rappresentazione relativistica di se stesso, e indirettamente di chi l'ha scritto. Se nulla esiste, e nulla vale la pena di essere fatto/detto/pensato, è solo perché sono io che lo faccio esistere in questa forma. Nulla ha un significato, se non quello che gli attribuisce incidentalmente chi significa. Ma una spirale non significa. Replica se stessa in un eterno balletto di curve. In natura, la lumaca ha una chiocciola che gira in senso orario se la si guarda dall'alto. Solo una su ventimila nasce con una chiocciola antioraria. Una chiocciola destinata a sopravvivere in forma lineare, non esiste. E se esistesse, non potrebbe sopravvivere.
sabato, 26 gennaio 2008
E' stato terribile. Volevo scrivere di tutt'altro. Volevo indignarmi per l'inchiesta sulla Shock Economy di Naomi Klein (che voglio leggere). Volevo parlare di quanto mi stia piacendo No Logo (che sto leggendo). Poi sono capitata qui, e in uno speciale sulla globalizzazione, sotto a due recensioni di No Logo, ho visto che si potevano scaricare "no loghi per il cellulare". Esatto: il logo di "No Logo", per il seattliano convinto, indispensabile prima di partire per Genova (era prima del G8). E' stato terribile.
La stessa copertina di No Logo è un logo accattivante, nato per piacere. Nasce come antidoto al logo, ma finisce sotto la stessa logica commerciale. Sono tutti loghi, che combattono altri loghi. Niente e nessuno può restarne fuori.
venerdì, 18 gennaio 2008

Questa non è una foto autobiografica. Questa è una foto simbolica. Sì perché proprio poco fa, mentre mi dispiacevo da morire per l'ordinanza del sindaco di Varese che sospende i concerti al Sancho Panza "perché la musica troppo alta disturba" (MA FATEMI IL PIACERE!!!), mi è venuto in mente che pure la foto del mio profilo - questa, appunto - è stata scattata lì. Era il 31 ottobre del 2006, ero vestita da strega ed ero con mia sorella e R.
Adesso non voglio fare la fanatica: non è che io lì vada tutti i sabati e se mi perdo un concerto muoio. Quella sera c'era un concerto strano, degli Evo, che in conclusione mi aveva fatto schifo. Ma non è questo il punto. Il punto è che NON E' POSSIBILE SOSPENDERE I CONCERTI NELL'UNICO LOCALE IN TUTTA VARESE CHE PROPONE UN'OFFERTA MUSICALE ORIGINALE. ALTERNATIVA. INDIPENDENTE. Solo perché qualche rompicxxxx si è lamentato per il volume della musica (allora, uno studio commissionato dal locale ha evidenziato alcuni problemi dell'insonorizzazione nel locale. Va bene. Ma chi ci è stato sa benissimo che il casino NON E' PARAGONABILE con quello di certi locali del centro).
E qualcuno dirà: ma quello è un covo di comunisti. Ma non c'entra un cxxxx. Anche a me dà fastidio un certo conformismo-ideologismo di certi ambienti di sinistra. Qui c'entra molto il fatto che questo locale - sicuramente appartenente a un certo ambiente, ben preciso - nel suo piccolo proponeva serate con gruppi musicali di qualità, non commerciali, rifiutando le cover band anche se "tirano". Proprio sabato scorso, mentre facevo la tessera di El Quixote per entrare al concerto di De André di cui ho parlato, c'era all'ingresso il presidente dell'associazione. Che, parlando del più o del meno, con la mia amica I. che citava alcuni musicisti che fan parte di cover band di rock degli anni '60 (adesso non mi ricordo il nome, ma cmq si tratta di gruppi abbastanza conosciuti, io non conosco molto il genere)... lui rispondeva: "Sì, mi ha chiamato X. ... sì, anche Y. ... ma sapete com'è, il nostro progetto privilegia i gruppi che presentano musica propria". Capito?! Non è anche questo fare cultura?! Sai quanto ci vuole a far venire la solita band che fa Vasco o Liga e ti tira dietro un sacco di gente e un sacco di consumazioni (che qui poi costan meno...). Basta. Sono dispiaciutissima. Anche perché, avendo la volontà, i problemi che ci possono essere fuori dal locale si possono risolvere. Ma non con un'ordinanza, tirata fuori così dal nulla senza discutere.
giovedì, 10 gennaio 2008
Nostalgia. Erano 4 anni fa, primavera del 2004. Serata saltata con quelli di Cabiaglio, anche lieve incazzatura. E così siamo finite, 5 donne in un pub, senza pensieri che non fossero starsene tra loro, divertirsi, bere qualcosa, farsi un giro a Luino. Serata finita a conoscere due pazzi semi-ubriachi, uno showman e un timido. Divertente. Proposta di prammatica: vi portiamo a casa noi. Risposta di prammatica: no grazie, abbiamo il passaggio. Che poi ci han dovuto portare a casa davvero, perché il padre di V., che doveva passarci a prendere - non parliamo di macchina ai tempi, tra l'altro avevo appena preso la patente - si era addormentato. E i due han pure dovuto fare due macchine. Chi l'avrebbe detto che lo showman avrebbe avuto una storia con una di noi, la più improbabile, e l'altro - dopo varie vicissitudini - sarebbe diventato un amico da vacanze (vedi Roseto degli Abruzzi this year).
Oggi. Il Gambrinus non esiste più, ha cambiato nome. L. si è fidanzata per prima con un ex-compagno di Cobianchi del mio ex; è scomparsa della circolazione e adesso convivono a Varese vicino alla Brunella. V. convive, pure lei, ma a Caldana, con il 38enne; scomparsa dalla circolazione, ogni tanto si riesce a vedere che faccia abbia. D. è fidanzata con F.: so per certo che sta da lui nei week-end, ma per quello che ne so potrebbero anche essere andati a vivere insieme pure loro, tanto non la vediamo mai. Mia sorella, la più piccola, è fidanzata pure lei (ma non è certo una cosa definitiva... fidati e non ti illudere, cavaliere di Creva). Rimane la più vecchia delle cinque, quella che decideva, che teneva i contatti con Cabi, che amava la compagnia ma ci si incazzava come una iena, che adorava le tavolate, i locali grezzi e i circolini. Che perdeva la voce tutti i sabati perché faceva il maschiaccio mentre le altre facevano gli occhi da cerbiatto. Quella che non piange più, adesso, come quando rimaneva male, a volte, quando loro sembravano più egoiste che amiche. Per me non era un passare il tempo, prima che arrivasse il principe azzurro. A me, non me ne frega un cazzo del principe azzurro (soprattutto adesso che magicamente scopro che rifaccio lo stesso errore due volte. E' statistico, di ognuno faccio il bis). Ma adesso, mi sento seriamente sola. Sono arrivate nuove persone, anche più fidate. Ma tutto, adesso, sembra così uguale...