Lascio una traccia di questa "giornata della donna", che mi è di pretesto solo per andare a teatro a vedere Marina De Juli (gratis, ovviamente, come sempre), e per divertirmi con le mie amiche cenando solo tra di noi, per parlare di un paio di situazioni. Si parla di gente che abita dalle mie parti, non dell'Afghanistan.21 anni, calabrese, sposata da due anni. A casa disoccupata: non trova più lavoro (prima faceva l'operaia) perché non ha studi, non ha bella presenza, pessimo carattere. Ma non gliene frega più di tanto di stare a casa: del resto, lavora il marito. Quando le si parla l'unica cosa di cui le interessi parlare è "il marito" e "il matrimonio". Le prime volte che la vedevo dopo il matrimonio non faceva che ostentare l'anello. Primo caso: la donna acquisisce status e valore sociale solo in quanto moglie e madre. «Hai mai pensato di cercare lavoro a Varese?» «Figurati! Poi se finisco di lavorare e prendo il pullmann (ovviamente non ha la patente, ndr) torno a casa tardi e non faccio in tempo a fargli da mangiare».
22 anni, convive con un ex tossico (spero ex) figlio di papà, che è anche il suo capo. La ditta non sta andando tanto bene, per cui per iniziare lui ha smesso di pagarla («Beh, tanto quello che guadagnavo lo mettevo in casa... adesso ci manteniamo con i suoi soldi»; ndr: LA mantiene con i suoi soldi, dopo averla irretita con soldi e regali per convincerla ad andare a convivere). Ultima tappa: è rimasta a casa, disoccupata, anche lei non cerca lavoro perché tanto... non è che ce ne sia tanto bisogno. L'autorealizzazione non esiste. La vita è bella perché ci sono le cose, finché c'è roba da consumare va tutto bene.
Io mi faccio i cazzi miei. Saran casi singoli. Ma una mentalità strisciante di un certo tipo (la donna a casa) qui c'è ancora.
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Mamme e lavoratrici. Una lotta quotidiana a caccia dell'equilibrio perduto, riconquistato. In bilico perenne per bilanciare affetti e carriera, realizzazione personale e sensi di colpa atavici, figli, capo e compagni di vita. A raccontare un equilibrio possibile, raggiunto quotidianamente con fatica e fantasia dal 61% delle intervistate, è un sondaggio del mensile Psycologies. Un'indagine che racconta il nuovo rapporto delle donne con lavoro. Vissuto come libera scelta, in nome di una realizzazione personale a tutto campo che vede, ed è la prima volta, il supporto, la condivisione, la complicità del 75 % dei mariti d'accordo sull'attività della moglie. Anche se per le donne lavoratrici i sensi di colpa restano quotidiani anche perché i figli sembrano riottosi a lasciarle andare fuori: solo il 35 % appoggia la loro voglia di lavorare. Di tutto questo parlano oggi all'Università Cattolica di Milano psicologi e imprenditrici in occasione del convegno sull'Equilibrio tra lavoro e famiglia.