domenica, 08 marzo 2009
mimosa480Lascio una traccia di questa "giornata della donna", che mi è di pretesto solo per andare a teatro a vedere Marina De Juli (gratis, ovviamente, come sempre), e per divertirmi con le mie amiche cenando solo tra di noi, per parlare di un paio di situazioni. Si parla di gente che abita dalle mie parti, non dell'Afghanistan.

21 anni, calabrese, sposata da due anni. A casa disoccupata: non trova più lavoro (prima faceva l'operaia) perché non ha studi, non ha bella presenza, pessimo carattere. Ma non gliene frega più di tanto di stare a casa: del resto, lavora il marito. Quando le si parla l'unica cosa di cui le interessi parlare è "il marito" e "il matrimonio". Le prime volte che la vedevo dopo il matrimonio non faceva che ostentare l'anello. Primo caso: la donna acquisisce status e valore sociale solo in quanto moglie e madre. «Hai mai pensato di cercare lavoro a Varese?» «Figurati! Poi se finisco di lavorare e prendo il pullmann (ovviamente non ha la patente, ndr) torno a casa tardi e non faccio in tempo a fargli da mangiare».

22 anni, convive con un ex tossico (spero ex) figlio di papà, che è anche il suo capo. La ditta non sta andando tanto bene, per cui per iniziare lui ha smesso di pagarla («Beh, tanto quello che guadagnavo lo mettevo in casa... adesso ci manteniamo con i suoi soldi»; ndr: LA mantiene con i suoi soldi, dopo averla irretita con soldi e regali per convincerla ad andare a convivere). Ultima tappa: è rimasta a casa, disoccupata, anche lei non cerca lavoro perché tanto... non è che ce ne sia tanto bisogno.
L'autorealizzazione non esiste. La vita è bella perché ci sono le cose, finché c'è roba da consumare va tutto bene.

Io mi faccio i cazzi miei. Saran casi singoli. Ma una mentalità strisciante di un certo tipo (la donna a casa) qui c'è ancora.
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mercoledì, 04 marzo 2009

In Italia le donne scelgono il lavoro

di CATERINA PASOLINI

Tratto da www.repubblica.it

stor_15206159_37420Mamme e lavoratrici. Una lotta quotidiana a caccia dell'equilibrio perduto, riconquistato. In bilico perenne per bilanciare affetti e carriera, realizzazione personale e sensi di colpa atavici, figli, capo e compagni di vita. A raccontare un equilibrio possibile, raggiunto quotidianamente con fatica e fantasia dal 61% delle intervistate, è un sondaggio del mensile Psycologies. Un'indagine che racconta il nuovo rapporto delle donne con lavoro. Vissuto come libera scelta, in nome di una realizzazione personale a tutto campo che vede, ed è la prima volta, il supporto, la condivisione, la complicità del 75 % dei mariti d'accordo sull'attività della moglie. Anche se per le donne lavoratrici i sensi di colpa restano quotidiani anche perché i figli sembrano riottosi a lasciarle andare fuori: solo il 35 % appoggia la loro voglia di lavorare. Di tutto questo parlano oggi all'Università Cattolica di Milano psicologi e imprenditrici in occasione del convegno sull'Equilibrio tra lavoro e famiglia.

Il sondaggio - Sono state intervistate 1908 donne. Il 46% è impiegata, il 20% libera professionista. Il 44% con un contratto full time a tempo indeterminato, il 19% indeterminato part time, il 14% tempo indeterminato, il 24% atipico (collaborazione, partita Iva).

Perché lavorano - Oggi le donne lavorano sempre di più per scelta (59%), non per necessità. L'occupazione rappresenta un piacere in più della metà dei casi (54%), è un'occasione di gratificazione personale (46%). Significa soddisfazione per il 56 % delle intervistate mentre è vissuto come necessità dal 44%.

Identità e gratificazione - Il lavoro è visto come un vero e proprio segno di identità tanto che viene scelto dalla donna spinta dal desiderio di autonomia e indipendenza (78%), per dimostrare qualcosa a se stessa (10%) ed è vissuto come un'occasione di gratificazione personale, come un piacere dal 54% delle intervistate. Il tratto distintivo del lavoro è nel 48% dei casi il fatto di avere un'attività interessante e o utile, vedere riconosciuti i propri meriti nel 35% dei casi.

Lavoro e famiglia - Solo il 40 % delle donne che hanno risposto al sondaggio smetterebbe di lavorare se potesse. E lo farebbe più per sé che per la famiglia. Nel 53% dei casi infatti, rinuncerebbe alla propria occupazione per dedicare più tempo a marito e figli, ma nel 56% per dedicare più tempo a se stessa.

Casalinga e solitudine - Tra i motivi che portano le donne a non voler lasciare il lavoro l'idea che così perderebbero un'occasione di realizazzione personale 52%, la mancanza di stimoli culturali 24%, la mancanza di contatti col mondo esterno 37%. Insomma, poca voglia di diventare "desperate housewiwes".

Compagni e figli - La scelta di lavoro è condivisa dal 74% dei partner mentre il consenso crolla quando si parla di figli. I ragazzi contenti di avere una mamma che lavora sono solo il 36%, convinti nel 29% dei casi che lei vada in ufficio soprattutto per necessità e non per soddisfazione 28%. Più realisti e consapevoli di cosa pensa la donna, sono i partners. Il 42% è persuaso che il lavoro per la moglie sia soddisfazione, necessità per il 40. Per le donne infatti la situazione è più netta: il 56% vive il proprio mestiere come soddisfazione e solo il 44 % come una necessità.

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