martedì, 28 ottobre 2008
facebook_picMi pare che ormai sia stato detto quasi tutto sul famigerato articolo del Corriere sugli sfigati di Facebook, ma facendo parte - a quanto pare - di questa esecrabile cricca non posso evitare di dire la mia.
O meglio, per riassumere la mia opinione basterebbe anche solo la frasetta del mitico Luca Conti intervistato da Pikappa in questo bell'articolo: «Il vantaggio è che attraverso Internet possiamo abbattere le barriere spazio-temporali». Punto. Facebook è uno strumento, utilissimo per unire - virtualmente, è chiaro - amici e/o conoscenti, per condividere interessi comuni, eventualmente per far conoscere qualcosa di noi, e valorizzarlo.

Uno strumento non è buono né cattivo di per sé (banalità, ok), accanto alle potenzialità ci potranno anche essere fruizioni più o meno morbose da parte di alcuni (a parte il fatto che il discorso mi sembra fuori fuoco, visto che su FB ci si presenta tutti con nome e cognome, e quelli che si creano identità false famose, da Gesù Cristo a Lucifero Angelo Caduto, non sono altro che buontemponi. Sono ben altri i luoghi dove il rischio di derive in un'identità virtuale costruita a tavolino sono più gravi, vedi schifate come Netlog). Ma non vedo come da questi "casi clinici" si possa per induzione generalizzare e addirittura categorizzare i fruitori di un mezzo (vedi le sei categorie dei Facebookmaniaci...).

Purtroppo quando c'è di mezzo una moda non mancano i "tuttologi" e il loro blabla. In questo caso, come al solito, amplificato e ulteriormente banalizzato dal qualunquismo dei media (c'è un'agenzia
che fa figo, la copi/incolli senza sognarti di problematizzare o approfondire...). Non mancano poi i moralisti da due soldi, di cui, senza offesa, questo articolo è un degno rappresentante... il dire «è una questione di lana caprina anche perché loro (utilizzatori di Facebook, fa impressione questa netta contrapposizione tra noi/loro, ndr) sono tanti e noi, "duri e puri" sostenitori dell’amicizia tangibile, pochi, sempre meno». Sillogismo quantomeno curioso: chi usa Facebook intesse amicizie superficiali (...), io non uso Facebook, ERGO io non intesso amicizie superficiali. Mah. Il termine "amici" così come lo si usa su FB è chiaramente molto generalista, ma non riesco a capire per quale recondito motivo qualsiasi forma di social network debba essere necessariamente deleteria dei rapporti inter-personali (con questo non sto dicendo che alcuni fenomeni non debbano essere studiati con cura). Quindi: chi non usa Facebook è perché
1. non ne ha bisogno e non riscontra interesse nelle sue applicazioni... insomma, giustamente a uno può non fregargliene niente
2. non ha ancora scoperto tutte le sue potenzialità.
Altri discorsi ideologico-qualunquist-sentimentalistici da bar, lasciano francamente il tempo che trovano.

Leggi anche:
- gli articoli su Varesenews
- il dibattito sul blog Maremma, cui è intervenuto anche l'esperto intervistato dal Corriere (Tonino Cantelmi)
postato da: Sfabix alle ore 17:50 | Permalink | commenti (7)
categoria:web , attualitĂ , facebook