«l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica»
Una volta citati i passi principali della sentenza del Tar del Lazio che ha recentemente stabilito che frequentare l'ora di religione non può dare crediti in più, e che il prof. di religione non può partecipare allo scrutinio (il suo voto non può far parte della valutazione finale), personalmente non vedo cosa ci sia ancora da commentare.
Si stabilisce solo che, giustamente, scegliere l'ora di religione cattolica è un fatto di fede personale, un momento di arricchimento per sua natura extra-curriculare e che non può dare luogo a "vantaggi didattici", dato che non è garantita una scelta alternativa per chi professa un'altra fede, o nessuna.
Non si entra nel merito dell'insegnamento e, francamente, trovo che a danneggiare la laicità dello Stato sia la CEI quando lo descrive come «una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane». L'ora di RELIGIONE CATTOLICA non è EDUCAZIONE CIVICA. E' un momento che può portare a dibattiti e arricchimenti interessanti, ma non può essere considerato qualcosa di più di una libera scelta di fede. Al di là del fatto che il fatto di considerarla tra gli insegnamenti che danno crediti o fanno media dovrebbe, al massimo, dispiacere a chi la comprende nella sfera dello spirito e non quella del calcolo.
Quale sarebbe l'alternativa? Fare religione per avere un credito in più o alzare la media?







Eddai. Sdrammatizziamo per una volta. Chissà cosa voleva dire l'anonimo autore di questa mini-vignetta quando sui banchi dell'aula 4 di via Conservatorio l'ha disegnata, scrivendoci vicino "Meno Papa più asciugamani". Francamente sono rimasta delusa dalle polemiche che si sono susseguite in questi giorni. Per quanto mi riguarda, Benedetto XVI poteva pure venire a fare il suo discorso alla Sapienza (anzi, sarebbe stato molto meglio per tutti se l'avesse fatto, vista la disgustosa situazione che è venuta fuori). Ma il discorso è un altro. Il discorso è che nessuno glielo ha impedito: rinunciando, di fatto ha dimostrato ancora una volta un atteggiamento intellettualmente autoritario: se vengo a parlare io non mi dovete contestare. E per quale motivo, carissimo, se dici di venire in veste "laica" di studioso? E capita spessissimo che all'inaugurazione di un anno accademico ci siano contestazioni? Mussi e Veltroni sono stati ben contestati alla fine, da quei quattro gatti che c'erano. In più, una cosa del genere non sarebbe mai successa con Giovanni Paolo II. Quest'uomo sarà pure un raffinatissimo intellettuale, ma non ha la minima capacità di dialogare con l'opinione pubblica e con i media.