Non ho la minima intenzione di entrare nel maledetto dibattito sul rave di Capodanno di Vedano Olona, dove l'unica cosa sensata per quanto mi riguarda è stata detta qui.
Quello che invece mi interessa (e molto) è la Trance Dance. Cioè la danza fatta per raggiungere quello stato alterato di coscienza che, a seconda, chiamano trance, estasi mistica, illuminazione... e chi più ne ha più ne metta, a seconda della cultura di turno. Quello che conta è che si tratta di abbandonare se stessi, per accedere (o illudersi di accedere) ad una dimensione superiore, di comunione con il cosmo; all'interno del movimento raver c'è anche chi cerca proprio questo, magari - straordinario! - senza droga, e solo attraverso la musica techno, che assomiglia così tanto ai tamburi tribali, e al ritmo del nostro cuore, accelerato fino all'allucinazione. Addirittura c'è chi, come tal Wilbert Alix, insegna la Trance Dance come una forma di autoguarigione. La prima regola sarebbe rinunciare al senso della vista (bendandosi, ad esempio) e abbandonare così il contatto con la realtà, per lasciarsi trasportare dai vortici della musica; un auto-annullarsi che è speculare alla meditazione orientale, solo raggiunto attraverso un metodo radicalmente opposto.Niente di nuovo, visto che lo facevano già le menadi, cioè le sacerdotesse di Dioniso, nell'antica Grecia. Le baccanti, le pazze che si lanciavano in danze orgiastiche per entrare in comunione con il loro dio (sempre di comunione si tratta, anche se oggi c'è gente più civilizzata che oggi crede di farlo con un aperitivo domenicale. Anche se, in fondo, il succo è lo stesso: loro sbranavano le carni crude della vittima sacrificale, oggi i cristiani sbranano il simulacro di quello che dovrebbe essere il corpo del loro dio-agnello sacrificale). Un'estasi che come droga spesso usava il vino, ma spesso, ancora una volta, passava solo attraverso la musica. Tuttora gli sciamani raggiungono la trance grazie alla "scansione ossessiva tramite percussione" (cioè il ritmo ossessivo di tamburo, sonagli... ma anche il peyote e i funghetti... e qui si complica il discorso sugli stupefacenti).
Purtroppo, dubito che nella quasi totalità dei rave che vengono fatti in Europa - e soprattutto in Italia - ci sia un briciolo di tutto questo. Come direbbe il dj goa Steve Psyko: «Le feste sono fatte per soldi... la musica viene fatta per soldi. Ciò riflette la mentalità occidentale. Ciò che all'inizio mi attrasse della musica elettronica era che essa non rifletteva la mentalità occidentale (...)». Mi pare che le cose vadano diversamente, visto che non mi sembra che i rave siano molto più di Esselunga della ketamina.
Ma mi affascina questo aspirare all'infinito. Ancora di più può affascinare una persona come me, che non crede a NULLA che non possa essere spiegato razionalmente (seguirà, prima o poi, post su "L'amore ai tempi del colera"). Sono stata solo una volta a un rave, in un bosco a Castello Cabiaglio ai vecchi tempi, ma non è successo niente di simile.
Leggi:
- TranceDance.com, sito sulla trance dance
- Techno-trance, libro di Gianfranco Salvatore
- Goa trance: Un viaggio psicotropico attraverso transpaesaggi tribedelici






