Questo post nasce con l'illusione di arginare la mia perenne confusione mentale ed evitare di dimenticarmi che cosa voglio andare a vedere, visto che hanno presentato le stagioni teatrali dell'Apollonio (sul sito non è ancora pubblicata) e della Fondazione Culturale di Gallarate (c'è già tutto). Se siete a qualcuno di questi spettacoli battete un colpo :-)
Gallarate
8 novembre 2008. Kataklò, "Play" - Danza acrobatica (vedi il video). Danzatori sospesi in equilibrio tra danza sport e poesia. Kataklò nasce per unire diverse discipline spettacolari, stupendo ed emozionando il pubblico da più di dieci anni.
Tutte cartoline d'autore: la perfezione parla attraverso il corpo dei danzatori, l'eleganza del movimento fa sì che una corsa diventi armoniosa danza, svelando un'entusiasmante alchimia tra l'energia dirompente del gesto atletico e la leggiadria del gesto ballato.
2 dicembre 2008. Erri De Luca, Provando "In nome della madre" - Prima regionale del monologo libero adattamento del libro di Erri De Luca. «Il vento di Marzo l’avvolse e lasciò in lei un seme, in pochi minuti Miriàm da ragazzina diventa donna senza conoscere uomo». Erri De Luca, che ha lungo e da autodidatta studiato l’yiddish e l’ebraico per tradurre la Bibbia, in questo libro è riuscito, da uomo non credente e soprattutto da uomo, a rendere la storia di Giuseppe e Maria con parole estremamente delicate e reali.
27 febbraio 2009. Ascanio Celestini, "Fabbrica" (vedi il trailer). «La fabbrica è un mondo a parte e ci vuole una lingua diversa per poterlo raccontare». Dopo aver peggiorato la mia prospettiva depressiva + paranoia da call center guardando "Parole Sante" (vedi il trailer) ed essermi persa per un pelo "Scemo di guerra" il minimo è andarmi a vedere il mitico cantastorie in questo spettacolo che racconta cinquant'anni di storia italiana, costruito su lettere e incontri con gli operai che furono.
23 aprile 2008. Compagnia Teatrale Sinequanon in "Mucche ballerine". «Cosa sapremmo della guerra se a raccontarla fosse una mucca che ascolta il Trio Lescano?
Mucche ballerine è una storia alpina, che sa di fontina stagionata, resina di larici, latte appena munto e villaggi carbonizzati. E’ una storia d’amore e dinamite, partigiani e Radio Londra, incendi e rappresaglie, mucche scervellate, bipedi umani complicati e cani pastori un po’ fascisti»
Varese
7 novembre. Geppi Gleijeses in "Il giuoco delle parti" di Pirandello.
Un giorno tra il 20 e il 23 novembre 2008. Sessant'anni dei mitici Legnanesi, che sono troppo dei grandi (vedi intervista, con la Mabilia che è svampita proprio come in scena!). Peccato solo che Wikipedia dica che recitano in dialetto insubre (ma de che?!).
Un giorno tra il 9 e l'11 dicembre. Mariangela Melato in "Sola me ne vo". La zia gioca sul filo dei ricordi della Milano creativa degli anni Sessanta, prima che venisse fagocitata dalla Milano-da-bere e la Milano-da-compere di oggi.
Un giorno tra il 17 e il 19 febbraio. Marco Paolini (che tra parentesi a Varese ha furoreggiato con "Il sergente" in "Miserabili - Io e Margaret Thatcher" in cui lo zio si immagina un dialogo con la Lady di ferro, tra globalizzazione e mercato.
8 marzo 2008. Marina De Juli in "Tutta casa, letto e chiesa". (testo di Dario Fo, anche se lui non lo posso vedere) per la festa della donna - tra parentesi tutte le ultime feste della donna me le sono passate a teatro, tra nugoli di donne feroci e sarcasmo anti-virile (vedi la mitica Finocchiaro di fronte a cui mi inchino, così alla mano che dopo due ore di monologo ha fatto l'autografo e la foto con me e la M. invece di mandarci al diavolo stremata com'era, e la simpatica Geppi).
20 marzo, Marco Travaglio in "Promemoria". Quindici anni di storia italiana ai confini della realtà, sette quadretti della farsa tragica che è la politica italiana.
Data imprecisata, l'Edipo Re di Franco Branciaroli (ovviamente l'unico spettacolo di cui non si sa la data è quello che se non lo vedo mi taglio tutte e due le mani). «Alla violenza reciproca ovunque diffusa, il mito sostituisce la tremenda trasgressione di un individuo unico, Edipo, identificandolo come il responsabile per eccellenza delle sventure della città. Il suo ruolo è quello di un vero e proprio capro espiatorio umano: un solo colpevole, una sola vittima da sostituire a tutte le vittime potenziali per liberare gli uomini dal male, per guarire la città, per vincere la partita con la paura. E allora, come nel gioco degli scacchi, un pezzo deve essere sacrificato… ». A proposito, a chi interessa segnalo le "cartoline dalla tragedia greca" di Licenziamento del poeta, che son sempre molto fighe.