Dopo settimane e settimane di (vedi vignetta di Gallego o chi per esso, all rights reserved):- serate alla scrivania
- week-end blindati in casa a cercare di non pensare a soli primaverili & piacevoli uscite
- viaggi in autobus studiando statuto & leggi del lavoro e dei tirocini sui tornanti della Grantola. andando e tornando dall'ufficio.
- tesi bloccata
- sconforto pre-concorsuale (fa parte della sindrome da concorso ripetuto & fallito, questo per me era il terzo)
- isteria, depressione, stanchezza cronica, asocialità
... oggi ho fatto il concorso per un tempo determinato all'Ufficio Orientamento dell'Insubria, con cui collaboro da un anno come collaboratrice esterna (la posizione è sempre per i servizi di placement) e l'ho vintooo!!! (seconda in graduatoria, due posti... però ho preso il punteggio più alto di tutti all'orale :-) ).
Quindi:
- ho iniziato a bere ininterrottamente oggi a mezzogiorno a pranzo, e non smetterò prima di domenica sera
- (forse già da lunedì) timbro (finiti i tempi in cui passando davanti al timbratore la gente mi guarda strano e mi chiede, con la voce o con gli occhi, vedendo che non timbro: "ma tu...?" e scoprendo che sono un co.co.pro. esterno mi parla con comprensiva compassione... una volta mi hanno chiesto con sacro terrore se per caso non fossi un'interinale)
- ho ferie, riposi compensativi, straordinari, malattia, buoni pasto
- fino a dicembre 2009 sono "a posto"
- la tesi riprende meglio di prima (be' ok... peggio non potrebbe :-) )
- domani ultimo giorno co.co.pro., segue ampia vacanza contrattuale durante la quale non farò un emerito cazzo
- posso riprendere a LEGGERE LIBRIII
Baci baci a tutta la Rete che bello ;-p







Riesco a scriverne solo adesso, anche se è una cosa che mi sta molto a cuore e mi tocca direttamente...
Insomma, così così. Non mi ha convinto. Sono andata a vedermelo venerdì sera sotto una pioggia battente (del resto le condizioni atmosferiche non potevano che essere anormali, visto che avevo la macchina). E' un 
Non ci sei più. Davvero. Quando vieni inghiottito dalle porte della metro, ti sfido a dimostrare di esistere. Quando anche l'ultimo è saltato sul vagone, hai attraversato uno star-gate. Rimane un corpo unico fatto occhi bassi, labbra corrucciate, sospiri frettolosi, giacche tirate e borse abbracciate. Sguardi ansiosi, diffidenti o rassegnati, anche se ti guardano non ti vedono: e anche tu riesci a vedere solo il te stesso che ti aspetta alla fermata, già pronto in attesa. Ma c'è chi non può scendere. C'è chi nel non-luogo della metro ha trovato la sua tana, il suo oscuro e umido rifugio di note. E così suona il violino o la chitarra, e ti sorride. Meglio: lui sorride a quello che crede tu sia. A volte può capitare che anche tu riesca a vederlo: ma non è lui quello che vedi, è un fantasma di convenzioni sociali. Perché lui è il rumeno, lo zingaro, il povero, il ladro, il disoccupato fannullone. Non è un musicista dell'orchestra nazionale ucraina. Scappato dal suo paese per motivi politici. Non può essere, perché sarebbe chiaramente inaccettabile.