lunedì, 30 marzo 2009
gallego2Dopo settimane e settimane di (vedi vignetta di Gallego o chi per esso, all rights reserved):

- serate alla scrivania

- week-end blindati in casa a cercare di non pensare a soli primaverili & piacevoli uscite

- viaggi in autobus studiando statuto & leggi del lavoro e dei tirocini sui tornanti della Grantola. andando e tornando dall'ufficio.

- tesi bloccata

- sconforto pre-concorsuale (fa parte della sindrome da concorso ripetuto & fallito, questo per me era il terzo)

- isteria, depressione, stanchezza cronica, asocialità

... oggi ho fatto il concorso per un tempo determinato all'Ufficio Orientamento dell'Insubria, con cui collaboro da un anno come collaboratrice esterna (la posizione è sempre per i servizi di placement) e l'ho vintooo!!! (seconda in graduatoria, due posti... però ho preso il punteggio più alto di tutti all'orale :-) ).

Quindi:

- ho iniziato a bere ininterrottamente oggi a mezzogiorno a pranzo, e non smetterò prima di domenica sera

- (forse già da lunedì) timbro (finiti i tempi in cui passando davanti al timbratore la gente mi guarda strano e mi chiede, con la voce o con gli occhi, vedendo che non timbro: "ma tu...?" e scoprendo che sono un co.co.pro. esterno mi parla con comprensiva compassione... una volta mi hanno chiesto con sacro terrore se per caso non fossi un'interinale)

- ho ferie, riposi compensativi, straordinari, malattia, buoni pasto

- fino a dicembre 2009 sono "a posto"

- la tesi riprende meglio di prima (be' ok... peggio non potrebbe :-) )

- domani ultimo giorno co.co.pro., segue ampia vacanza contrattuale durante la quale non farò un emerito cazzo

- posso riprendere a LEGGERE LIBRIII

Baci baci a tutta la Rete che bello ;-p
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categoria:lavoro, varese
giovedì, 12 marzo 2009

Una serata bellissima, intrisa di malinconica poesia. Canzoni ma anche riflessioni sull'attualità (vedi anche qualche stecca satireggiante qui). La più vera, e triste: dalle taverne di una volta, dove la gente faceva nottata a bere e confrontarsi, alle case di oggi, dove la gente è chiusa dietro la propria porta chiusa.

postato da: Sfabix alle ore 11:26 | Permalink | commenti
categoria:musica, concerti, guccini, attualità, varese
giovedì, 20 novembre 2008

JobSearchNewspaperRiesco a scriverne solo adesso, anche se è una cosa che mi sta molto a cuore e mi tocca direttamente...
Cmq, il 27 ottobre a Milano è stato presentata l'edizione 2008 del Rapporto Stella (Statistiche in tema di laureati e lavoro), un'indagine occupazionale che viene realizzata tutti gli anni dal Consorzio Interuniversitario Cilea, che raccoglie 14 Università italiane, tra cui l'Università dell'Insubria di Varese.
Tra le 14 l'Insubria è proprio quella che registra il maggior numero percentuale di laureati triennali occupati, con il 66,7% contro una media del 44% (tra gli altri, il 5,7% cerca lavoro; il 25,3% continua gli studi).
Lusinghiero il risultato anche per le Scienze dure (Chimica, Fisica, Matematica): anche in questo caso l’Università dell’Insubria registra il risultato migliore ottenendo il maggior numero percentuale di laureati triennali occupati: il 34,7%, (il 4,3 % cerca lavoro e il 60,9% continua gli studi) rispetto a una media totale del 15,5% (il 7,1% cerca lavoro e il 76,5 % continua gli studi).
Buoni i risultati anche per i laureati dei corsi a ciclo unico (Medicina e chirurgia e Odontoiatria), infatti il 71,2% trova occupazione entro un anno dalla laurea contro una media del 66,5%. Per le specialistiche la media totale degli occupati è dell'82,5%, all'Università dell'Insubria si registra un 63,7%. Un dato che va sotto la media totale, ma che va letto insieme a un altro dato, infatti ben il 18,5% decide di proseguire gli studi, contro una media totale del 9,3%.

In più, il 30 ottobre si tenne l'evento più importante per tutto il mio ufficio, la mitica presentazione dei servizi di placement a Como in sant'Abbondio (vedi
comunicato stampa), alla quale ovviamente io non riuscii a partecipare perché avevo la bronchite (sigh). Ecco alcuni dati: dal 1 ottobre 2007 al 20 ottobre 2008, sono 280 le imprese che si sono rivolte al servizio; 203 i tirocini attivati; 66 gli inserimenti lavorativi; 152 gli studenti e i laureati che hanno partecipato a incontri di orientamento al lavoro (leggi l'articolo su VareseNews).

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categoria:lavoro, varese
domenica, 20 aprile 2008
Concessione_del_TelefonoInsomma, così così. Non mi ha convinto. Sono andata a vedermelo venerdì sera sotto una pioggia battente (del resto le condizioni atmosferiche non potevano che essere anormali, visto che avevo la macchina). E' un adattamento teatrale di "La concessione del telefono" di Camilleri, che io sinceramente non ho letto, ma dicono sia uno dei romanzi più divertenti dello zio isolano Andrea Caloggero.
In effetti gli attori erano molto bravi, i dialoghi brillanti e divertenti - il tutto in un divertente "sicilia-cano" - solo che la trama era davvero incasinata e francamente un po' pesante da seguire. Era una commedia degli equivoci, tutto nasce dalla richiesta di Pippo Genuardi di una linea telefonica, per poi dipanarsi in equivoci e casini paradossali, perciò un po' di complicazioni non potevano che esserci. Però c'era davvero una marea di personaggi e dopo un po' ci si perdeva... a mio parere se si tirava un po' meno per il lungo sarebbe stato tutto molto più brillante. Naturalmente non è stata certo un'impresa facile trasporre un romanzo già problematico di per sé... In ogni caso, bella l'idea di una scenografia di libri e faldoni che ti raccontano di un'Italia unita che sbarca in Sicilia a fine Ottocento, ma invece di portare soluzioni a problemi ti porta la sua elefantiaca burocrazia.

(Qui ci sono l'intervista e la recensione del cugino Gambirasio)
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categoria:teatro, varese
martedì, 08 aprile 2008
Proprio carino :-) Mercoledì scorso ho iniziato gli incontri di VareseCorsi sui Nobel della Letteratura. L'idea di partenza era molto interessante (beh ovvio, è per questo che mi ero iscritta... mi ero iscritta pure agli incontri di Islam e diritto, tanto che mio padre voleva scomunicarmi, ma poi questo l'ho lasciato perdere perché era troppo sbattimento): leggere l'opera di sei Nobel della letteratura analizzandone il contesto storico e geografico. Mi presento lì mercoledì alle 18 alla sede di piazza della Motta e tutta la mia baldanza decade. C'eran lì dieci gatti circa e come sempre abbassavo l'età media di quindici anni... poi c'era la conduttrice che, vestita di nero con collana antiquata, calze color carne, mocassini e quest'aria un po' rigida da prof. vecchio stampo non poteva che ispirarmi diffidenza. Che in effetti è aumentata quando fa, affettatamente: "Potete venire a crocettare la presenza". Lì mi sono proprio caduti i coglioni.

Però poi ho dovuto ricredermi, e di brutto. La donna si è proprio trasfigurata parlando di quello che la appassionava, davvero. Così, è stato bello volare in un Cile estesissimo, di varietà geografica straordinaria, dalle foreste a Capo Horn, flagellato dai terremoti e dalle guerre civili, soprattutto nel Nord conteso con la Bolivia. E' qui che una bambina figlia di campesinos viene prima abbandonata dal padre, maestro elementare che se ne va a suonare la chitarra di fiera in fiera dimenticandosi la famiglia, e poi mandata a studiare lontana da casa, alle magistrali di La Serena. Perché era molto dotata, e fare la maestra era la massima aspirazione per una donna (mi viene in mente La maestra di Vénus Khoury-Ghata che avevo comprato ai tempi alla fiera del libro di Torino). Ma qui cominciano i problemi. Perché lei è una contadina, e quello è un ambiente borghese. Perché lei è figlia di poveri, fuma, è ambiziosa e osa scrivere poesie sulle riviste locali (cosa assolutamente disonorevole, naturalmente). La cacciano. Ma lei ce l'ha qualcosa da dire: «Farò da sola».

Detto, fatto. Si interessa di letteratura, legge Ruben Darìo, Tagore, ma anche i russi e gli italiani (sembrerà strano, ma D'Annunzio era amatissimo oltreoceano per vitalismo e raffinatezza; Gabriela è uno pseudonimo che ricalca proprio il nome di D'Annunzio, Mistràl è un Nobel francese del 1908 ma anche il vento caldo francese). Diventa maestra, una maestra eccezionale tanto che il Ministero poi la sposta alle superiori. Neruda ricorderà questa figura di vestale dai vestiti color sabbia, da cui traeva i libri con cui nutriva la conoscenza dei suoi allievi.

Ma succede una cosa. Che le rovinerà tutta la vita. Romeo Ureta, il fidanzato, si suicida la notte prima delle nozze. Giocatore, scopriranno i critici decenni dopo. Ma lei non lo saprà mai. Lei sa solo che è morto l'uomo cui aveva dedicato la vita, e un verso che è - io credo - la cosa più bella che una donna possa dire a un uomo: «Se tu mi guardi, io divento bella». Di qui un lutto che le durerà tutta la vita. La salvano il lavoro di maestra e la poesia, attraverso cui cercherà sempre la sublimazione del dolore. «Una che era in me, la uccisi: non la amavo». Nel 1932 diventa diplomatica e rappresenta il Cile all'estero, anche se la faranno sloggiare da Napoli perché troppo "sindacalista dei poveri". Vince il premio Nobel nel '45, ma ormai nessuno se la ricorda più. Lontana nel tempo, cilena, donna: il mix è perfetto per essere dimenticata. Oggi è introvabile nelle librerie. Ma penso le interesserebbe poco: «Sono vissuta molto sola ovunque», diceva.

La sua è una poesia molto latina, rigogliosa e lussureggiante, un po' alla Neruda e Marquéz. Dai primi lavori, in cui racconta in poesia il lavoro dei contadini dando voce alle loro mani e ai loro attrezzi, più tardi all'amore per i bambini, alla terribile consistenza del dolore: è tutto molto fisico, e straordinariamente attuale e originale. Se un giorno, per caso, un tal Federico Deonis della Columbia University non ne avesse letto e fatto pubblicare i sonetti, di lei non sapremmo nulla (vedi qualcosina qui, ma c'è ben poco anche in rete).
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categoria:libri, varese, nobel della letteratura
venerdì, 29 febbraio 2008
Una cena davvero divertente ;-) grazie a tutti della bella serata, dalle mitiche Galline ai misteriosi Gibbonici (un saluto particolare a X, di cui ho appena trovato il numero di cellulare), Merula e Pausinizzato, senza dimenticare tutti i non-blogger. Qui sopra un piccolo assaggio delle immagini... a dire la verità pensavo avrei fatto molte più foto (come al solito!), ma ho finito per parlare di più e scattare di meno. Le altre foto sono in Picasa (album privato) ma sono ben poche...
Naturalmente si presuppone una replica, con anche tutti i bidonari, assenteisti e gli innocenti di Varese che hanno un blog e ancora non sanno cosa si aspettano (voi ridete, io però appena ho tempo parto con i rastrellamenti...). Un abbraccio.
postato da: Sfabix alle ore 10:29 | Permalink | commenti (13)
categoria:web , varese
venerdì, 01 febbraio 2008

Riemergo dalla latitanza causata da esame dato ieri e lancio ufficialmente e a gran richiesta la proposta: CENA DEI BLOG VARESOTTI (chi dice "varesini" verrà crocifisso in sala mensa).
Invitati ufficiali, per cena da definirsi in luogo da definirsi ma quello è secondario, sono, in ordine alfabetico - e ho messo tutti, ma dico tutti i blog di Varese di cui so l'esistenza! e nei commenti aggiungete quelli di cui non so l'esistenza, e invitateli! Daiii vi prego facciamo una cosa ben fatta... per il luogo, mi rimetterei umilmente nelle mani dello zio Franz, luminare del settore VareseGnam.

basileus74

Des Paul

dr.eve

franz12

giannierre

Gibbone
(anche nella sua manifestazione di Gecko... anzi no sennò si presenta malinconico)

Gigi, in qualità di se stesso, Jean e Giova

LaRadman

luchino
(poeta, rumoreggiato, zapatista & dolciniano, etc...)

marina
che il blog lo aprirà prima o poi

merula61

Pikappa

Daiii aggiungetene altri... anche perché conosco la maggioranza di quelli che ho citato ;-)

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categoria:amici, varese
lunedì, 21 gennaio 2008
Vivono involtolati nel loro nulla, paralitici d'inerzia. Per questo, ogni tanto, hanno bisogno di essere rivoltati nei loro giacigli di indifferenza, con scosse che sanno di scandalo, violenza e morbosa curiosità.

E' la prima volta che leggo un articolo prima sulla P. e solo DOPO su VN, visto che oggi sono stata in giro tutto il giorno. E mi è venuta la nausea. E stavo per scrivere di quanto sia disgustosa l'attenzione morbosa per certi particolari, il chiedere commenti alla madre di una ragazzina morta, l'intervista all'amichetta. Niente aggressiva invadenza, per carità. Solo sentimentalismo macabro d'accatto. Perché anche a me è capitato di dover fare una cosa del genere, e non ne capivo il senso. Non volevo farlo. Ma ho dovuto. Come tutti. Ed io ero lì, a fare foto a un funerale, e avevano perfettamente ragione quelli che mi guardavano male e dicevano "Via! Via!" perché non aveva alcun senso quello che stavo facendo. Fotografare cosa? E per chi? Per soddisfare la morbosità dei malati ed evitare la putrefazione delle piaghe?! Tu informa. Bene. Poi, te ne vai. E non rompi i coglioni. Hai detto che c'è stato un incidente, hai detto quello che c'è da dire per l'utilità pubblica, hai parlato dell'incidente, dell'omicidio, hai eventualmente aggiunto qualcosa per costruire una piccola storia minima. Bene. Poi basta. Poi ti eclissi. E non manchi di rispetto al dolore.

Poi ho letto questo articolo. E ho capito che la sensibilità, la delicatezza e l'umanità esistono. Ancora.
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categoria:gente, varese, varesenews
venerdì, 18 gennaio 2008
profilo
Questa non è una foto autobiografica. Questa è una foto simbolica. Sì perché proprio poco fa, mentre mi dispiacevo da morire per l'ordinanza del sindaco di Varese che sospende i concerti al Sancho Panza "perché la musica troppo alta disturba" (MA FATEMI IL PIACERE!!!), mi è venuto in mente che pure la foto del mio profilo - questa, appunto - è stata scattata lì. Era il 31 ottobre del 2006, ero vestita da strega ed ero con mia sorella e R.

Adesso non voglio fare la fanatica: non è che io lì vada tutti i sabati e se mi perdo un concerto muoio. Quella sera c'era un concerto strano, degli Evo, che in conclusione mi aveva fatto schifo. Ma non è questo il punto. Il punto è che NON E' POSSIBILE SOSPENDERE I CONCERTI NELL'UNICO LOCALE IN TUTTA VARESE CHE PROPONE UN'OFFERTA MUSICALE ORIGINALE. ALTERNATIVA. INDIPENDENTE. Solo perché qualche rompicxxxx si è lamentato per il volume della musica (allora, uno studio commissionato dal locale ha evidenziato alcuni problemi dell'insonorizzazione nel locale. Va bene. Ma chi ci è stato sa benissimo che il casino NON E' PARAGONABILE con quello di certi locali del centro).

E qualcuno dirà: ma quello è un covo di comunisti. Ma non c'entra un cxxxx. Anche a me dà fastidio un certo conformismo-ideologismo di certi ambienti di sinistra. Qui c'entra molto il fatto che questo locale - sicuramente appartenente a un certo ambiente, ben preciso - nel suo piccolo proponeva serate con gruppi musicali di qualità, non commerciali, rifiutando le cover band anche se "tirano". Proprio sabato scorso, mentre facevo la tessera di El Quixote per entrare al concerto di De André di cui ho parlato, c'era all'ingresso il presidente dell'associazione. Che, parlando del più o del meno, con la mia amica I. che citava alcuni musicisti che fan parte di cover band di rock degli anni '60 (adesso non mi ricordo il nome, ma cmq si tratta di gruppi abbastanza conosciuti, io non conosco molto il genere)... lui rispondeva: "Sì, mi ha chiamato X. ... sì, anche Y. ... ma sapete com'è, il nostro progetto privilegia i gruppi che presentano musica propria". Capito?! Non è anche questo fare cultura?! Sai quanto ci vuole a far venire la solita band che fa Vasco o Liga e ti tira dietro un sacco di gente e un sacco di consumazioni (che qui poi costan meno...). Basta. Sono dispiaciutissima. Anche perché, avendo la volontà, i problemi che ci possono essere fuori dal locale si possono risolvere. Ma non con un'ordinanza, tirata fuori così dal nulla senza discutere.
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categoria:musica, disillusione, varese
lunedì, 14 gennaio 2008
Non ci sei più. Davvero. Quando vieni inghiottito dalle porte della metro, ti sfido a dimostrare di esistere. Quando anche l'ultimo è saltato sul vagone, hai attraversato uno star-gate. Rimane un corpo unico fatto occhi bassi, labbra corrucciate, sospiri frettolosi, giacche tirate e borse abbracciate. Sguardi ansiosi, diffidenti o rassegnati, anche se ti guardano non ti vedono: e anche tu riesci a vedere solo il te stesso che ti aspetta alla fermata, già pronto in attesa. Ma c'è chi non può scendere. C'è chi nel non-luogo della metro ha trovato la sua tana, il suo oscuro e umido rifugio di note. E così suona il violino o la chitarra, e ti sorride. Meglio: lui sorride a quello che crede tu sia. A volte può capitare che anche tu riesca a vederlo: ma non è lui quello che vedi, è un fantasma di convenzioni sociali. Perché lui è il rumeno, lo zingaro, il povero, il ladro, il disoccupato fannullone. Non è un musicista dell'orchestra nazionale ucraina. Scappato dal suo paese per motivi politici. Non può essere, perché sarebbe chiaramente inaccettabile.
Ma c'è un uomo che vive tra due mondi. Ha madre italiana, e padre cecoslovacco. Insomma, è un po' un Tonio Kroger, non sta né di qua né di là. Per questo suona. Per questo, forse, vede qualcosa in più. «Li ha conosciuti mentre suonavano canzoni tzigane in metropolitana per guadagnarsi da vivere.
Li ha seguiti vagone dopo vagone, li ha presi con sé e assieme a loro è arrivato a esibirsi davanti a Papa Wojtyla, in piazza San Pietro...». E' così che è nata la Roberto Durkovic e i fantasisti del metrò: da un artista che ha riconosciuto l'arte, e le ha saputo voler bene.

Sabato sera li ho visti suonare al Sancho Panza, e naturalmente è stato tutto tranne un concerto convenzionale :-) Arrivo in ritardo causa defunto radiatore della macchina di C., scendo nella cantina del circolino, in previsione di una serata tributo a De André (che io adoro... cmq guarda qui il programma dello scorso week-end)... mi aspettavo le canzoni più folk ri-musicate alla zingara. Invece è stato qualcosa di molto diverso. Voce, chitarre e fisarmonica si sono sfidate a colpi di puro virtuosismo. Magari Costantino, l'uomo della fisarmonica, a metà concerto spariva per andarsene a bere e tornava con l'occhio alcolico dopo decine di richiami di Roberto. Poi tornava. E sentivi che la musica delle chitarre si ricomponeva in un'armonia fantastica, come quando corri ad abbracciare un vecchio amico appena ritornato. Intanto, venivi ipnotizzato dai movimenti delle dita del chitarrista acustico: prendevano la rincorsa, fluide, nella loro velocità impazzita. Li guardavi e capivi che quello non era il lodo di suonare, era il loro modo di vivere. A loro agio, accarezzavano la loro musica.
Che bello. Che bella serata. Grazie :-)
postato da: Sfabix alle ore 23:26 | Permalink | commenti (9)
categoria:musica, amici, varese