lunedì, 21 gennaio 2008
Vivono involtolati nel loro nulla, paralitici d'inerzia. Per questo, ogni tanto, hanno bisogno di essere rivoltati nei loro giacigli di indifferenza, con scosse che sanno di scandalo, violenza e morbosa curiosità.

E' la prima volta che leggo un articolo prima sulla P. e solo DOPO su VN, visto che oggi sono stata in giro tutto il giorno. E mi è venuta la nausea. E stavo per scrivere di quanto sia disgustosa l'attenzione morbosa per certi particolari, il chiedere commenti alla madre di una ragazzina morta, l'intervista all'amichetta. Niente aggressiva invadenza, per carità. Solo sentimentalismo macabro d'accatto. Perché anche a me è capitato di dover fare una cosa del genere, e non ne capivo il senso. Non volevo farlo. Ma ho dovuto. Come tutti. Ed io ero lì, a fare foto a un funerale, e avevano perfettamente ragione quelli che mi guardavano male e dicevano "Via! Via!" perché non aveva alcun senso quello che stavo facendo. Fotografare cosa? E per chi? Per soddisfare la morbosità dei malati ed evitare la putrefazione delle piaghe?! Tu informa. Bene. Poi, te ne vai. E non rompi i coglioni. Hai detto che c'è stato un incidente, hai detto quello che c'è da dire per l'utilità pubblica, hai parlato dell'incidente, dell'omicidio, hai eventualmente aggiunto qualcosa per costruire una piccola storia minima. Bene. Poi basta. Poi ti eclissi. E non manchi di rispetto al dolore.

Poi ho letto questo articolo. E ho capito che la sensibilità, la delicatezza e l'umanità esistono. Ancora.
postato da: Sfabix alle ore 23:28 | Permalink | commenti
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